Smart Worker a chi?

0
editoriale italiano

Perché tanti italiani stanno facendo così fatica ad accettare lo smart working? Perché non riusciamo a comprendere i vantaggi e gli sviluppi.
La maggior parte degli italiani nemmeno sapeva cosa fosse, la solita parola inglese senza senso… oggi sono tutti in smart working, senza sapere cosa sia realmente e le potenzialità che può avere.
E’ vero, fare lo smart worker non “suggerisce” il parrucchiere una volta a settimana, cosa che per molte donne e uomini che lavorano anche solo in un call center diventava determinante.
E’ vero per i maschietti significa, lockdown a parte, avanzare tempo per qualche faccenda di casa, anche se ormai la divisione “cose da maschi” o “cose da femmine” dovrebbe essere superata da tempo..
Apple, HP, Microsoft, Amazon e molti altri hanno già dichiarato che approfitteranno della situazione di emergenza per modificare i contratti di lavoro richiedendo solo alcuni giorni al mese in ufficio ed il resto tranquillamente dal giardino di casa, dal soggiorno, dalla spiaggia.
Questo perché lo smart working permette di risparmiare tempo e denaro senza elencare l’enorme stress che genera l’andare ed il tornare dal lavoro.
Questo perché lo smart working permette di non lavorare in orari prefissati, tranne in alcune eccezioni. Significa poter lavorare alle 2 di notte o alle 11 di sera, l’importante é fare il proprio lavoro.
Infine ma non meno importante, le persone in smart working rendono molto di più.
Dunque perché l’italiano medio é tanto bravo a collegarsi e postare foto o articoli su Facebook e fatica a lavorare in smart working? Perché fa scaricare giochi ai figli sul PC ma fatica a farli collegare alle lezioni online?
Lo Smart Worker non solo merita rispetto, ma si trova qualche anno avanti rispetto al classico topo da ufficio che produce solo se il capo-ufficio gli mette il fiato sul collo.
Se poi psicologicamente si ha bisogno dell’ambiente da ufficio, del parrucchiere, del vestito nuovo ogni mese, della macchina da impiegato e dell’aperitivo, questa é un’altra storia.
Ben venga lo smart working e visti i risultati e la resa speriamo che prenda sempre più piede.
Questa testata é stata fondata a Londra nel 2014. Sin dal primo giorno ogni collaboratore ha sempre lavorato in smart working. Dalla prima redazione di Milano ci passava qualcuno e proprio di rado.
Online si facevano riunioni di redazione come se ne fanno oggi. Si pianificavano gli articoli e si gestiva la sala stampa proprio come oggi, online.
Costrette dal lockdown in questi giorni tutte le testate lavorano in smart working. E’ bello sapere di aver anticipato i tempi di almeno 6 anni.
Sappiamo bene che tutto tornerà come prima, la gente vuole tornare negli uffici, nelle metro e sui treni, tornare a fare code per andare al lavoro e per prendere il sole in Liguria.
Vuole tornare a quel social contact che ha reso famoso Facebook e che é l’esatta contrapposizione del social distancing. Tanta gente ha bisogno di questo. Anche se li sentirete lamentarsi per le code andando in vacanza, per la metro strapiena e per le file solo alla macchinetta del caffè, non li potrete mai allontanare da tutto questo perché di questo si cibano quotidianamente.
Ecco perché siamo felici di lavorare in smart working ed essere chiamati smart workers.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here