Perché non si parla di farmaci?

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editoriale italiano

Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus tutta l’informazione si è esclusivamente polarizzata sui risultati del contenimento del contagio; opera assolutamente essenziale anche se intrapresa in ritardo e con iniziali incertezze nella sua applicazione. Purtroppo però il contenimento del contagio è una misura temporanea, priva di valore terapeutico che senza l’utilizzo di idonei mezzi per opporsi al virus riuscirà a limitare il numero delle vittime ma lascerà il problema al punto di partenza.

A distanza di un mese dal paziente zero è possibile fare un salto di qualità e discutere cosa fare per combattere il virus?

L’unico modo attivo di opporsi al virus, che saltuariamente compare nell’informazione, è quello del vaccino. Assolutamente lecito e che potrebbe porre fine in modo definitivo al problema del COVID-19 quindi logico attenderne con ansia il suo arrivo; quello che però contesto è continuare ad alimentare l’attesa come se ormai sia questione di pochi mesi.

Siamo sicuri che possa essere prodotto una vaccino efficace contro il COVID-19 in tempi brevi?

Purtroppo prima che un vaccino possa divenire di uso universale vi sono adempimenti obbligatori che devono essere soddisfatti, dai test di sicurezza, alla sperimentazione su animali, all’evidenza pre-clinica che previene l’infezione: in altre parole, occorreranno molti mesi e nel frattempo non possiamo assolutamente limitarci a contenere il contagio.

Quindi cosa occorre fare, ora, che il tempo d’attesa del vaccino è una variabile temporale sconosciuta?

Sembrerebbe ovvio considerare questo il punto fondamentale, ed è quindi difficile capire perché di questo aspetto non si parli. Sembra quasi ci sia un tabù a nominare i farmaci anti COVID-19, che esistono, sono noti oramai da mesi e sono in corso di sperimentazione in vari paesi.

Negli ultimi giorni ha iniziato a fare capolino nell’informazione, molto cautamente il tema dei presidi anti COVID-19: con mille distinguo, con formule dubitative, con esperti che si affrettano a dire che si tratta di informazioni parziali, che sono ancora sperimentali, che le terapie proposte non hanno l’autorizzazione all’applicazione umana…

Al momento i farmaci utilizzati in via sperimentale e che hanno dato segnali positivi sono:

  • Gli antimalarici a base di Clorochina di uso universale in Africa, dove il COVID-19 pare non avere attecchito ed impiegati in Cina nel 2003 per combattere la Sars;
  • Gli antivirali Lopinavir / Ritonavir usati per contrastare l’AIDS, anche se il New England Journal of Medicine ha pubblicato un articolo con i risultati di un trial clinico che giunge alla conclusione che i due antivirali cardine nella lotta al COVID-19 sono del tutto inefficaci;
  • L’antivirale Remdesivir utilizzato originariamente per trattare i casi di Ebola e Sars;
  • Il Tolicizumab utilizzato per curare l’artrite reumatoide ed impiegato per il trattamento dei pazienti oncologici; attualmente sperimentato all’Ospedale Pascale di Napoli;
  • L’antinfluenzale giapponese Avigan, anche se l’Aifa ha confermato che in Giappone e in Cina viene usato nelle pandemie influenzali solo ed esclusivamente in via sperimentale e previo consenso del paziente o dei familiari a causa degli effetti collaterali.

Non resta che sperare in una rapida soluzione e nel frattempo chiedere una maggiore collaborazione tra le istituzioni coinvolte in questa difficile lotta.

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