Nel mancato rispetto della Privacy

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editoriale italiano

Probabilmente é da tempo arrivato il momento di fare chiarezza sui call centers e sulle telefonate attraverso le quali vengono chiesti i nostri dati personali come fossero i numeri da giocare al superenalotto.
A dire la verità una legge o una parvenza di legge esiste, ma non si avvicina nemmeno a definire l’idea di rispetto della privacy.
Dunque proviamo a farlo noi, per una volta nel mancato rispetto della privacy verso questi call centers che alimentano milioni di euro di investimenti tra il Sud Italia e i Paesi dell’Est.
Sia che si tratti di contratti da sottoscrivere per grosse aziende di telefonia o televisive, sia che si tratti di recuperare dei crediti per altre aziende italiane, la telefonata prima o poi da questi disturbatori seriali l’abbiamo ricevuta tutti.
Ecco appunto, partiamo dal principio perché proprio al principio mettiamo chiarezza e nella stragrande maggioranza dei casi, almeno il 90% per quanto da noi in redazione stimato, riattaccano o fanno finta che si perda la comunicazione…
Call center: Buongiorno, parlo con il Signor Pinco Pallino?
Pinco Pallino: Buongiorno, mi scusi ma chi é lei? Per quale motivo ha fatto questo numero e per chi lavora?
La prima regola per una telefonata commerciale é di pretendere questa spiegazione ancora prima che venga chiesta conferma dei nostri dati, compreso persino nome e cognome.
Dunque il call center o l’agenzia di recupero crediti continuerà imperterrita: Lei é il Signor Pinco Pallino…???
Pinco Pallino: Mi potrebbe indicare chi é lei che ha fatto questo numero e sta violando la mia privacy non presentandosi?
Call Center: a questo punto nel 35% dei casi la telefonata cade e richiamerà una collega più tardi o nei giorni successivi sempre con la stessa tecnica, nel frattempo noi comprendiamo che quel numero ed i successivi vanno messi nella black list del nostro telefono.
Nel 55% dei casi invece, dato che queste persone lavorano con un minimo di stipendio e molto spesso con percentuali sulla buona riuscita del contatto richiesto, la persona dall’altra parte del telefono indica un nome fasullo, spesso ci mette persino di fronte la definizione falsa di Dottoressa o Dottor… per intimorire chi é dall’altra parte del telefono, con anche un nome altrettanto falso… ed imperterrita insiste… lei é il Signor Pinco Pallino???
Altro punto importante, già violano la nostra privacy, se poi per farlo usano nomi falsi, si passa nel campo penale e per quanto in alcuni casi possano anche essere alla ricerca di un credito per un’azienda, stanno imbrogliando l’utente utilizzando un nome falso pur di avere le sue generalità.
Pinco Pallino: ripeto dottoressa o dottore, potrebbe dirmi veramente chi é lei e potrebbe identificarsi come azienda e posizione lavorativa con estrema precisione?
A questo punto dall’altra parte si perde il contatto e rimane attivo solo nel caso di un 10% degli operatori che nonostante tutto vogliono fare in modo che la violazione della nostra privacy sia completa e totale.
Pinco Pallino: la ringrazio, potrebbe cortesemente inviare un un sms dove io posso avere conferma delle sue generalità o di quelle della sua azienda prima anche solo di darle conferma persino del mio nome o cognome?
Solo dopo potremo eventualmente parlare al telefono. Altrimenti si viene meno al rispetto della privacy delle persone e per quanto questi operatori siano tutelati da grosse aziende che creano call centers in ogni dove pur di far girare tanti soldi, possiamo trovare il modo di dare una svolta, visto che loro per primi aggirano la legge.
Possiamo farlo affrontando il problema di petto pretendendo sempre, senza eccezioni, che la nostra privacy non venga mai violata.
In moltissimi casi segnalati questi operatori si presentano come dott o dott.ssa o addirittura nei casi di recupero crediti come avvocati, ma sono solo degli operatori di call centers che cercano di spaventare, di intimorire pur di portare a casa il risultato.
Messi alle strette, con le spalle al muro lasciano perdere, perché non sono quello che dicono, perché non hanno interessi diretti nell’azienda per cui lavorano e perché nascondersi dietro ad un numero di call center permette loro di continuare a fare il loro lavoro senza esporsi in prima persona, cosa che ovviamente non farebbero mai.
Un lavoro come un altro dicono in molti. No, non lo é ci vuole coraggio per superare certi limiti.

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