Morire a 10 anni per qualcosa che noi diamo per scontato

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editoriale italiano

Lo hanno trovato ieri all’aeroporto Charles De Gaulle durante i controlli di routine che vengono fatti a tutti i velivoli in tutti gli aeroporti. Era nel vano di una delle ruote di quel volo Air France, senza vita, morto probabilmente per assideramento.
Il suo nome non lo si conosce e probabilmente non lo si saprà mai. Per adesso lo hanno definito “clandestino”, l’ennesimo che prova a fuggire da un mondo in Costa d’Avorio che non lascia spazio all’immaginazione per coloro che non hanno abbastanza per vivere.
La notizia lascia senza fiato, perché “clandestino” é morto in un modo terribile. A soli 10 anni meritava la vita e tutto quello che la vita stessa può offrirti.
Ecco il punto cruciale, la differenza abissale tra tutto quello che la vita può offrire ai nostri figli e quello che può offrire ai bambini in paesi come la Costa d’Avorio.
“Clandestino” ci ha aperto gli occhi, ci ha sbattuti con le spalle al muro. Ci ha raggiunti nella nostra tranquilla routine quotidiana e ci ha presi a sberle, per mandarci un messaggio.
Dobbiamo imparare a non dare sempre e tutto per scontato in questa vita soprattutto se si tratta dei nostri figli e del loro futuro.
“Clandestino” é morto nell’inseguire quella libertà che nel suo Paese non é proprio scontata. Noi insegniamo ai nostri figli che é un diritto e che ce la meritiamo nel momento in cui nasciamo.
Per “clandestino” invece andava conquistata, a qualsiasi costo, non bastava avere il merito di essere un bambino di 10 anni, bisognava lottare, aggrapparsi con tutte le forze, di nascosto, magari di notte, alle zampe di quell’unico enorme uccello di metallo in grado di superare montagne e oceani, la sola speranza verso quella libertà che sapeva gli avrebbe potuto cambiare la vita.
“Clandestino” é morto nel rispetto di quella libertà che nessuno gli aveva consegnato alla nascita. Noi viviamo ogni giorno nella falsa consapevolezza di valere di più di “clandestino”, dunque di meritarcela per diritto alla nascita.
Insegniamo questo ai nostri figli, senza accorgerci che mettiamo tra loro ed i prossimi clandestini una finta barriera culturale che li mette nella condizione di pensare di meritare di più da questa vita.
Niente di più falso.
Pensateci bene, almeno per un attimo, tra un semaforo e l’altro, tra una coda e l’altra, tra uno spintone e l’altro in metropolitana, tra una telefonata e l’altra della banca o della finanziaria per la rata in ritardo, per un assegno da coprire o per la bolletta da pagare, nella nebbia o nello smog anche se ormai non ne distinguiamo più la differenza, provate a pensare per un istante: se “clandestino” si fosse sbagliato? Se la sua idea pura e limpida di libertà fosse un fake del nostro mondo moderno e “comodo” dove ti dicono che sei libero per diritto? Se “clandestino” sapesse oggi che forse la sua libertà era più vera della nostra libertà condizionata?

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