Maggio di attesa e risposte

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editoriale italiano

Per la prima volta nella sua storia, il concerto del 1 Maggio si é svolto lontano dalla piazza e senza gente. O almeno la gente era collegata tramite televisione, rendendo una sensazione ben diversa che richiama fortemente il momento attuale.
E’ cominciato ieri il mese a lungo atteso in cui dovremmo tornare ad una normalità parziale. I dati sul coronavirus da un lato sono confortanti, non possiamo pensare ancora di tornare a viaggiare da una regione all’altra da subito, ma possiamo tornare a lavorare e solo gli italiani sanno realmente quanto ve ne sia il bisogno.
Ci sono le bollette da pagare, i mutui che non a tutti saranno sospesi, gli affitti e molto altro e per chi lavora in proprio, pandemia o no, ci sono i fornitori, i dipendenti, i collaboratori, oltre alle bollette, gli affitti, i mutui.
Sembra che qualcuno non se ne sia accorto. Perché una pandemia non poteva prevederla nessuno, ma un Governo ha l’obbligo di avere un piano economico di emergenza.
Molte persone, per quanto in ritardo, hanno ottenuto i primi soldi. Molti di più sono ancora in attesa in un mare enorme dal quale non si vede più la terra, come in una navigazione alla cieca che disarma, rattrista e sconforta, soprattutto i lavoratori autonomi.
Si devono accorciare i tempi, si deve intervenire in maniera più decisa e determinante. Non si può essere in ritardo con il contributo INPS, con il contributo del governo, con le garanzie sui finanziamenti. Un ritardo unico, che se dovesse perdurare, potrebbe essere letale.
Almeno torniamo a lavorare, tutti, nessuno escluso, al costo di individuare regole nuove per tutti, ma quelle saracinesche vanno alzate al più presto.

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