L’origine dell’epidemia Covid-19 è naturale

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editoriale italiano

Il coronavirus Sars-Cov-2 si è sviluppato in Cina alla fine 2019 e da allora ha causato la pandemia battezzata Covid-19, che si è diffusa in più di 160 altri Paesi, scatenando paure, accuse e fake news, tesi complottistiche e un’ipotesi che per un certo periodo è andata per la maggiore: il virus era sfuggito da un laboratorio.
Ora lo studio “The proximal origin of Sars-Cov-2” pubblicato su Nature Medicine mette fine a ogni illazione: il coronavirus legato alla pandemia Covid-19 è il prodotto dell’evoluzione naturale.
Lo studio non ha trovato prove del fatto che il virus sia stato prodotto in laboratorio o progettato in altro modo; confrontando i dati disponibili sulla sequenza del genoma per ceppi di coronavirus si può stabilire con certezza che la Sars-Cov-2 ha avuto origine attraverso processi naturali.
I coronavirus sono una grande famiglia di virus che possono causare malattie che variano ampiamente per gravità. La prima malattia nota causata da un coronavirus è emersa con l’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (Sars) del 2003 in Cina. Un secondo focolaio di malattia grave è iniziato nel 2012 in Arabia Saudita con la sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers).
Gli scienziati hanno analizzato il modello genetico dei picchi esterni che il virus che utilizza per agganciare e penetrare le pareti esterne delle cellule umane e animali. In particolare, si sono concentrati su due importanti caratteristiche della proteina spike: il receptor-binding domain (RBD), una specie di uncino che si aggrappa alle cellule ospiti e il sito di scissione, una specie di apriscatole molecolare che consente al virus di aprire le cellule ospiti e penetrarvi dentro.
Un’evidenza dell’evoluzione naturale è stata confermata dai dati sulla struttura molecolare complessiva del Sars-Cov-2. Gli scienziati evidenziano che “se qualcuno avesse cercato di ingegnerizzare un nuovo coronavirus come patogeno, lo avrebbe costruito dalla struttura portante di un virus noto per causare malattie”. Ma gli scienziati hanno scoperto che la struttura portante del Sars-Cov-2 differiva sostanzialmente da quella dei coronavirus già noti e assomigliava per lo più a “virus correlati trovati nei pipistrelli e nei pangolini; queste due caratteristiche del virus, le mutazioni nella porzione RBD della proteina spike e la sua distinta struttura portante, escludono la manipolazione di laboratorio come una potenziale origine per Sars-Cov-2”.
Sulla base dell’analisi del sequenziamento genomico, si è concluso che le origini più probabili per SARS-CoV-2 derivano da uno di due possibili scenari.
Nel primo scenario, il virus si è evoluto al suo attuale stato patogeno attraverso la selezione naturale in un ospite non umano e poi ha fatto il salto nell’uomo. “E’ così – ricordano i ricercatori – che sono emersi i precedenti focolai di coronavirus, con gli esseri umani che hanno contratto il virus dopo l’esposizione diretta agli zibetti (Sars) e ai cammelli (Mers)”. I ricercatori hanno indicato i pipistrelli come il serbatoio più probabile per Sars-Cov-2 “in quanto è molto simile a un coronavirus di pipistrello”. Il problema è che non ci sono casi documentati di trasmissione diretta pipistrello-umano, il che suggerisce che ci sia stato un ospite intermedio tra pipistrelli ed esseri umani. Gli scienziati spiegano ancora che “in questo scenario, entrambe le caratteristiche distintive della proteina spike di Sars-Cov-2 – la porzione di RBD che si lega alle cellule e il sito di scissione che apre il virus – si sarebbero evolute al loro stato attuale prima di penetrare nell’uomo. In questo caso, l’attuale epidemia sarebbe probabilmente emersa rapidamente non appena gli esseri umani fossero stati infettati, poiché il virus avrebbe già sviluppato le caratteristiche che lo rendono patogeno e in grado di diffondersi tra le persone”.
Nel secondo scenario proposto, una versione non patogena del virus sarebbe passata da un ospite animale a un essere umano e poi si sarebbe evoluta all’interno della popolazione umana fino ad assumere il suo attuale stato patogeno. “Ad esempio – dicono i ricercatori – alcuni coronavirus di pangolini, mammiferi simili all’armadillo che si trovano in Asia e in Africa, hanno una struttura RBD molto simile a quella della Sars-Cov-2. Un coronavirus avrebbe potuto essere trasmesso da un pangolino a un essere umano, direttamente o attraverso un ospite intermedio, come zibetti o furetti. Quindi l’altra caratteristica distinta della proteina spike di Sars-Cov-2, il sito di scissione, potrebbe essersi evoluta all’interno di un ospite umano, probabilmente attraverso una circolazione non rilevata, limitata tra la popolazione umana, prima dell’inizio dell’epidemia”. I ricercatori hanno scoperto che “il sito di scissione Sars-Cov-2 sembra simile ai siti di scissione di ceppi dell’influenza aviaria che hanno dimostrato di trasmettersi facilmente tra le persone. Sars-Cov-2 avrebbe potuto evolvere un sito di scissione così virulento nelle cellule umane e dare il via presto all’attuale epidemia, poiché il coronavirus sarebbe diventato molto più in grado di diffondersi tra le persone”.
Se la Sars-Cov-2 è penetrata nell’uomo nella sua attuale forma patogena da una fonte animale, questo aumenta la probabilità di futuri focolai, dato che il ceppo del virus che causa la malattia potrebbe ancora circolare nella popolazione animale e potrebbe saltare ancora una volta negli esseri umani. Le probabilità sono inferiori per un coronavirus non patogeno che entra nella popolazione umana e quindi evolve proprietà simili a Sars-Cov-2.

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