Le bolle d’aria che spezzano il cuore

editoriale italiano

Sino a qualche mese fa, qualcuno si era spinto oltre la normalità autorizzando un incontro vero tra parenti e malati di Covid-19 ricoverati con un vetro a distanziare il malato dai parenti.
Da qualche settimana invece in occasione di questa seconda ondata di coronavirus si é sviluppata in alcune strutture una nuova forma di visita che permette persino di soddisfare uno dei nostri sensi più importanti che é il tatto.
Dunque in alcuni casi si può far visita e abbracciare o accarezzare la persona che si va a visitare perché semplicemente la stessa viene insaccata in una bolla d’aria gonfiata su misura e protetta ulteriormente da 2 strati di plastica.
Uno straordinario momento di ormai persa normalità ovattato da una forma che non ha nulla di umano, di naturale, di vita.
Incamerare la vita in questo modo forse per qualcuno potrà essere di sollievo e potrà fare la differenza, ma per molti altri é una violazione della vita che forse sarebbe opportuno evitare.
C’é vita in quella bolla e per i parenti e per le persone immerse nella bolla significa qualcosa di straordinario potersi incontrare.
Ma la vita non ha nulla a che vedere con la plastica o le bolle d’aria e questo modo di interagire spezza il cuore perché si rischiano di perdere per strada le sensazioni vere, quelle che ci hanno permesso da sempre di vivere.