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Lavoriamo con lo Smart Working da 6 anni

All’inizio nel 2014 era una necessità assoluta. La prima casa editrice che ha creduto nel progetto di questa testata italiana era a Londra e dunque all’inizio lo smart working era la sola soluzione possibile.
Da quel momento però di cose ne sono cambiate tante, tra cui molti collaboratori, ma alla fine l’idea di smart working é sempre la più attuale per noi.
Anzi, l’idea di dover andare in ufficio con orari precisi ogni giorno non fa proprio parte del nostro concetto editoriale.
Per noi lavorare da casa o dal garage di casa o dalla mansarda é la normalità. Alternare orari da ufficio con orari impossibili é la nostra quotidianità. Andare a prendere i figli a scuola al pomeriggio e trovarsi di fronte al computer alle 2 di notte é la semplicità e l’intelligenza dello smart working.
Più si produce e più si guadagna. Se poi per farlo si possono gestire in proprio gli orari tanto di meglio, ne guadagna la nostra stessa salute.
Niente più code per andare in ufficio ad orari prefissati. Niente più controlli sui propri orari. I lavativi guadagnano poco mentre quelli che hanno voglia di lavorare guadagnano anche il doppio di prima.
I costi sono ridotti anche del 80% e dunque se manteniamo il guadagno anche solo uguale va da sé che il margine é di gran lunga maggiore.
Persino per le riunioni di redazione, per le videoconferenze, lo smart working vince sempre e comunque.
Ovvia caratteristica, che noi diamo per scontato: avere voglia di lavorare e non dover avere sempre qualcuno attaccato al sedere che possa controllare orari e qualità lavorativa.
Gli orari li decidiamo noi, la qualità la decide il lettore finale.
Ecco la nostra idea vincente di smart working, ecco perché ha funzionato in tutti questi anni.

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