La solitudine di un Papa

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editoriale italiano

La verità é che mai avremmo pensato di vedere Papa Francesco pregare in una piazza completamente vuota come é accaduto ieri sera.
Non é l’apocalisse, ma quell’immagine resterà nelle nostre memorie per molti anni. Puoi essere cattolico o no, ma vedere un Papa che chiede al proprio dio di non abbandonarci é davvero un evento unico ed irripetibile. Sembra la fine di un film, l’ultima scena, quella in cui le emozioni ti fanno venire la pelle d’oca. Uno di quei film in cui muoiono migliaia di persone come niente fosse. Uno di quei film che persino la mattina dopo quando ce ne torniamo in ufficio continuano a rimbalzarci nella mente.
Con la differenza che la realtà per una volta ha superato la fantasia. Perché in ufficio non ci torneremo ancora per molto tempo. Perché migliaia di persone stanno morendo per davvero ogni giorno in ogni parte del mondo.
Niente di più vero, le persone stanno cominciando a perdere la fiducia ed il controllo. Non tanto per la mancanza o meno di fede, ma perché non intravedono la fine, anzi continuano ad essere martellate da notizie che creano ansia, timore, insicurezza.
Sino a quando potremo resistere? Sino a quando potremo superare i nostri limiti?
Questo a nessuno é dato saperlo, ma la preghiera di Papa Francesco di ieri sera é servita a ridare non tanto la fede, ma la fiducia alle persone che la stanno perdendo.
Un gesto importante, una dimostrazione di “normalità e umanità” che é mancata spesso alla Chiesa negli ultimi decenni e che può solo essere un segnale positivo, un aiuto concreto.
Se poi professiamo una fede piuttosto che un’altra, con tutto il rispetto, non importa a nessuno in questo momento. Non esiste un dio maggiore o minore che voglia tutto questo o tanto meno che abbia provocato tutto questo.
Abbiamo dovuto affrontare la morte e la sofferenza, abbiamo dovuto raccontarla persino ai nostri figli. Nei reparti di terapia intensiva a Bergamo e Brescia hanno imparato a giocarci a carte con la morte per decidere chi portarsi via e chi tenere in vita.
La morte appunto, uno degli aspetti più sacri della feda cattolica divenuta tutto d’un tratto una nemica da combattere e non più da rispettare.
Nel mezzo un virus, maledettamente reale, che ha deciso con la forza di farci credere di essere la sola religione al mondo in questo momento.
Intorno, tutti noi, come in un circolo vizioso ritrovato tra le carte mai pubblicate di Dante, dove persino Caronte se n’era andato da tempo lasciando la barca ormeggiata e senza remi.
Un posto di cui nessuno aveva mai avuto il coraggio di parlare, un posto dal quale usciremo solo se avremo fiducia in noi stessi.
La luce in fondo al tunnel non la vediamo ancora, ma la differenza sarà proprio questa. Tra coloro che non la vedono e si lasciano andare e coloro che sanno che prima o poi la rivedranno di nuovo e combatteranno sino alla fine.

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