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La rivincita del calcio nostrano

Alla fine si é tradotto tutto in un problema di mentalità. Perché il calcio di casa nostra a questi europei non ha mostrato uno o due buoni giocatori, ma ne ha mostrati 15 o 16 di altissimo livello internazionale. Hanno cognomi poco sudamericaneggianti, con pochi capelli tagliati alla modicana, ma giocano a calcio in un collettivo da fare paura.
Perché il calcio é un gioco di squadra e dunque é la squadra che vince le partite. E’ sempre stato così e così sarà sempre.
Dunque in Italia era soprattutto un problema di mentalità, lo abbiamo capito a questi europei e con questi mesi passati con Mancini come CT della nazionale italiana. Abbiamo giocatori che varrebbero contratti da PSG o Manchester City ma siamo portati ad osannare i grandi talenti del calcio mondiale e denigrare quelli nostrani.
Questo perché il calcio per troppi anni é stato in mano a personaggi da bar che a fatica sapevano fare il nodo alla cravatta ed avevano tutti un aspetto da Brunello di Montalcino dopo aver bevuto qualche aperitivo di troppo.
L’Italia sta dando una dimostrazione di squadra impressionante. La strada intrapresa é quella giusta e se non sarà per questo europeo potrebbe dare grandi soddisfazioni al prossimo mondiale. Ma una cosa questo europeo l’ha messa in evidenza.
Tutti i fenomeni senza squadra sono spariti, si sono eclissati. Hanno dimostrato piccole dosi di buon calcio, ma é troppo poco per dei campioni.
Il paragone con alcuni dei giocatori dell’Italia sarebbe impietoso, eppure ancora oggi la maggior parte della stampa si riversa ad esaltare le gesta di fenomeni che non hanno saputo fare la differenza, proprio perché come dicevamo il calcio é un gioco di squadra.
Questa rincorsa al sudamericano o all’esterofilia ci ha portato a riempirci il campionato di giocatori stranieri fortemente sopravvalutati e troppo pagati, senza motivo, come se la fase gestionale del calcio fosse in mano ad uno di quei signori dalle guance troppo rosse per colpa del livello di vino nel sangue.
Speriamo si possa fare tesoro di questa esperienza e smetterla di portare in Italia fenomeni da social networks che in campo non valgono la metà dei ragazzi nostrani di casa nostra.

Paolo Rizzi

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