La mossa scontata a Repubblica, colpo basso all’informazione

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editoriale italiano

Si parla di operazioni finanziarie, punto e basta. Non hanno nulla a che vedere con l’informazione, quella vera.
I giornalisti di Repubblica possono scioperare per un giorno, e per questo va portato il massimo rispetto, ma alla fine al di fuori dal loro controllo ci sono operazioni finanziarie che vengono portate avanti nel bene e nell’interesse più logico del “voler fare soldi”, l’informazione resta in secondo piano, non conta nulla inquietante questo scenario.
Ai vertici vengono messe pedine che possono essere facilmente controllate dal padrone.
Ne prendi una a Milano e la porti a Torino e viceversa, ma come ci insegnavano a scuola, il risultato non cambia, l’importante é mantenerne il controllo.
Così, mentre l’Italia ha fame, mentre l’Italia ha freddo, mentre l’Italia si preoccupa di come pagare le bollette, Repubblica giustamente pensa agli affari suoi, che sono affari di pura economia, smettiamola di far credere alle gente che sono operazioni volte a migliorare il prodotto editoriale, la gente non é stupida.
Il Gruppo Gedi, acquisito dalla Exor della famiglia Agnelli si sapeva che avrebbe apportato una mutazione editoriale, solo che lo hanno fatto con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, nel momento più rumoroso di sempre…
Verdelli non é più direttore, Molinari lo sostituisce. All’Huffington Post arriva come direttore Mattia Feltri, se il nome vi dice qualcosa é “solo” il figlio di quel Vittorio Feltri che ha lasciato il segno nell’informazione italiana.
Tutte mosse imprenditoriali, pedine che si muovono su di una scacchiera finanziaria senza merito, senza necessità di colloqui o curriculum. Pedine fidate, nelle mani di grandi imprenditori, perché se davvero vuoi rinnovare, come detto in fase di acquisizione, cambi e basta, trovi le persone giuste per il posto giusto, ricercandole tra coloro che meritano per davvero, non tra coloro che conosci.
Lasci che sia la gente a definire se la tua informazione é davvero libera e trasparente.
L’informazione italiana é nelle mani della politica e di grandi gruppi industriali, questo accade da sempre e non sembra poter cambiare.
In questo modo però massacriamo l’informazione, in questo modo, raccontiamo storie che la gente percepirà sempre come storie “controllate” da chi paga lo stipendio per tutte queste pedine.
Un duro colpo per la libera informazione, forse fatto anche nel momento meno opportuno di sempre.
Ma questa é finanza, questi sono soldi che girano e rigirano tra Milano e Torino, tutto questo non ha nulla a che vedere con il giornalismo e l’informazione, dunque smettiamola di metterlo nella categoria sbagliata quando ne parliamo.

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