Molly Russell aveva solo 14 anni quando si é tolta la vita. Nella disperazione e nel dolore i suoi parenti hanno trovato la forza nei giorni successivi di esaminare il suo comportamento e cosa aveva generato in Molly il desiderio di togliersi la vita.
La scoperta era stata pericolosamente evidente. Perché Molly da tempo ormai vedeva immagini di autolesionismo sui socials e tra questi soprattutto su Instagram.
Quando la notizia é arrivata al quartier generale di Instagram, lo stesso CEO, Adam Mosseri ha preteso di occuparsene di persona.
Il risultato? Raccapricciante, per la quantità di immagini legate all’autolesionismo che vengono messe in circolazione ogni giorno.
Molly non é morta per colpa di Instagram, ma certo il social ha contribuito ad alimentare in lei il desiderio di questo gesto estremo.
Lo stesso Mosseri ha comunicato ieri in maniera ufficiale e diretta che saranno presi provvedimenti da subito bandendo chiunque e qualsiasi immagine dovesse ricondurre ad un comportamento di autolesionismo.
Bello il gesto di intervenire adesso e comunque, ma proviamo in futuro a non dover attendere la morte di una ragazzina di 14 anni prima di intervenire.
Perché alla fine all’interno di questi socials da milioni di dollari al giorno ci lavorano dei “moderatori di contenuti” che se sino ad oggi non cancellavano le immagini di autolesionismo significa che qualcuno in azienda non aveva comunicato loro di doverlo fare.
Per intenderci, a nessuno importava sino ad oggi, sino a Molly.

Leave a Reply

Skip to toolbar