Il controsenso dei nonni alle scuole elementari

editoriale italiano

Partiamo da un dato di fatto: 753 morti. E’ l’ultimo dato sconcertante che é stato assegnato ai decessi da coronavirus.
Sulla base di questo dato, siamo consapevoli di essere sul ciglio di una possibile tragedia umana. Da un lato se non sbagliamo troppo possiamo, entro forse 15/20 giorni vedere una luce alla fine del tunnel, ma dall’altro se sbagliamo nuovamente rischiamo il dramma totale, oltre che il panico.
Nessuno sa quale sia la strada giusta, ma sulla base dei numeri andrebbero fatte delle valutazioni ben precise, che si dovrebbero scostare da quelle politiche.
Perché se tra le persone più a rischio di contagio ci sono gli anziani, i pensionati, i nonni come li chiamiamo tutti, allora perché durante un periodo dichiarato di lockdown e di zone rosse, vediamo ancora tanti, troppi nonni costretti ad uscire di casa per portare i nipotini alle scuole elementari?
Succede in tutte le famiglie, la babysitter costa tanto, i genitori a stenti arrivano a fine mese con il loro stipendio ed ecco che la figura dei nonni diventa essenziale nella tipica famiglia italiana.
Ma proprio per questo, se vanno tenuti a casa il più possibile per evitare i contagi, perché li spingiamo a portare i nipoti a scuola?
Perché sarà anche politicamente corretto ma é umanamente scorretto.
Perché alla fine, come molte mamme fanno da sempre nonostante le regole sul distanziamento, davanti a scuola anche i nonni si aggregano per scambiare qualche parola tra di loro, per raccontarsi la vita come hanno sempre fatto e chi glielo spiega che solo quella possibilità di contagio potrebbe essere devastante per loro, per le nonne a casa, per i figli e per i nipoti?
Perché proprio nel rispetto dei 753 morti di ieri, dovremmo mettere le valutazioni politiche da parte e concentrarci su quelle umane.