Il 75% degli italiani rischiano di diventare morosi dopo il virus

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editoriale italiano

Il Coronavirus ha cambiato per sempre le nostre vite. Ma le cambierà ancora di più quando al termine di questa fase di isolamento saranno ripristinate le regolamentazioni in termini di materia fiscale.
I vari adempimenti, le scadenze, le bollette che si accumuleranno. Se da un lato ci siamo sentiti dire che le bollette possiamo pazientare per qualche settimana, nessuno ha specificato se potranno essere valutati dei piani di rientro in seguito, anche perché se tutti insieme alla fine del lockdown si presentano con il conto (acqua, luce, gas, agenzia delle entrate), tanto valeva continuare a pagarle regolarmente.
Una buona fetta degli italiani vive di lavoro autonomo, non ha uno stipendio fisso. Questo permette di guadagnare anche bene nei momenti in cui c’é lavoro ma rischia di mandare tutto all’aria quando il lavoro manca o come in questo caso quando viene impedito di lavorare. Giusto fermare tutto sia chiaro, ma il lavoratore autonomo italiano ha bisogno di risposte e certezze.
Non tutti otterranno i 600 euro, non tutti riusciranno ad avere i 25 mila euro destinati alle imprese e alla fine si accumuleranno debiti e situazioni di morosità che saranno enormi per la maggior parte degli autonomi.
Carte di credito tirate al limite per coprire questa fase di “Non Stipendio”, conti correnti spinti sino allo Zero e casse di famiglia sempre più vuote.
Alla fine l’imprenditoria italiana che sempre ha fatto la differenza nel mondo per qualità e voglia di lavorare rischierà di sparire se non saranno a breve messi dei punti fissi a cui tutti potranno aggrapparsi.
Il piano di rientro su scala nazionale va individuato subito. Vanno bloccate le segnalazioni di questi mesi alle centrali rischi o alla stessa CAI, se generate da questa situazione di emergenza, se non si vuole rovinare la maggior parte degli italiani che perderebbero ogni possibilità di accesso al credito, che già se non ce ne siamo accorti é ai minimi storici.
Una specie di sanatoria, di reset, che andrebbe attivato come per avviare una nuova vita, perché alla fine di una nuova vita si tratterà.
Dunque o inseriamo un punto di riferimento oppure faremo i conti con una lista di morosità mai vista prima. Il calcolo é presto fatto, perché per indotto il piccolo imprenditore trascina con sé i debiti ed i fornitori che a loro volta faticano a pagare dipendenti che a loro volta hanno famiglie da mantenere.
Se non perfezioniamo questo punto, il rischio di default riguarda il 75% degli italiani entro i prossimi 6 mesi e questo significherebbe una catastrofe finanziaria.

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