Facebook ha pagato dei minori per i loro dati personali

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editoriale italiano

Un nuovo scandalo travolge Facebook. Una recente indagine condotta da un’importante azienda tecnologica ha portato alla luce un fatto sconcertante.
Facebook avrebbe pagato dei teenagers per installare un VPN che potesse permettere alla compagnia di Zuckerberg di monitorare ogni attività legata al web, con dati personali e molto altro di ogni singolo utente.
Ma non é tutto, per ovviare al problema App Store che non avrebbe permesso, per politica aziendale e di rispetto della privacy un tale comportamento, hanno aggirato deliberatamente il problema.
In definitiva si incoraggiavano adulti e anche minori a scaricare una specie di app che permette a Facebook di decifrare i dati e analizzare il modo in cui gli utenti, minorenni compresi, utilizzano il web e le applicazioni scaricate dal web.
Per questa condivisione di dati Facebook pagava gli utenti, anche i minorenni, 20 dollari al mese per poter condividere la loro stessa privacy.
Facebook quando interpellata ha specificato che per scaricare la app i minorenni dovevano avere il consenso dei genitori, ma diversi tentativi fatti da minori hanno evidenziato che la app poteva essere scaricata senza alcun consenso in realtà.
Ora, tutta questa storia e tutta questa leggerezza, ancora una volta, sulla condivisione dei dati personali sta stancando a lungo andare.
Facebook é visto dalle persone come un modo per passare del tempo divertendosi, condividendo informazioni, fotografie e video, niente altro.
Questa storia invece che alle spalle ci siano precise programmazioni di acquisizione di dati personali che valgono molto di più di 20 dollari al mese, sta stancando.
Qualcuno, alla faccia delle azioni Facebook alla borsa di New York, dovrebbe intervenire. E’ arrivato il momento di fare chiarezza.
Per intenderci, se avessimo fatto la stessa cosa noi, ci avrebbero oscurato il sito in meno di 24 ore.

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