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“Amo il mio lavoro” disse Nicole pochi giorni prima di essere fatta saltare per aria

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Uno degli ultimi post sui social media di Nicole Gee è stata una foto di lei che culla un bambino nel caos fuori dall’aeroporto di Kabul.
Il sergente dei marines degli Stati Uniti era tra le migliaia di militari americani che aiutavano i cittadini del suo paese e afghani selezionati a dirigersi verso i voli che li avrebbero portati in salvo.
Giovedì era tra i 13 militari americani uccisi dall’attentato suicida.
Anche due britannici sono stati uccisi, il tassista e padre di quattro figli Mohammad Niazi, e l’imprenditore Musa Popal, insieme a più di 160 afgani.
Nicole Gee, 23 anni di Sacramento, in California, era un tecnico della manutenzione che si era unito ai Marines nel 2017.
Inizialmente voleva diventare un controllore del traffico aereo, ha detto suo padre Richard Herrera al Washington Post, ma un’irregolarità del battito cardiaco glielo aveva impedito.
Il signor Herrera ha detto che Nicole era una “ragazzina molto determinata” che eccelleva a scuola.
“Era una bambina perfetta. Non si è mai messa nei guai. Ha sempre preso la strada giusta. Non si è mai distratta”.
Il sergente Mallory Harrison, che ha vissuto con lei per tre anni, ha scritto sui social media: “Non riesco a descrivere la sensazione che provo quando mi sforzo di tornare alla realtà e pensare a come non la rivedrò mai più”.
“Come ha preso il suo ultimo respiro facendo ciò che amava: aiutare le persone”. “Poi c’è stata un’esplosione. E se n’è andata per sempre.”

Written by Marianna Longoni

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