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Non dobbiamo faticare a capire il gesto di Simone Biles

editoriale italiano

Il passo indietro di Simone Biles ieri alle Olimpiadi di Tokyo é risuonato come un gesto di rinuncia, come un fallimento addirittura per alcuni, una sconfitta.
Mentalmente non era pronta, sentiva che qualcosa non andava e ha preferito fare un passo indietro facendosi sostituire per non danneggiare il risultato della squadra.
Lo sport da sempre genera competizione che ai massimi livelli diventa ansia all’ennesima potenza, ma ammettere di aver bisogno di tirarsi da parte per un attimo non é un segno di debolezza.
Anzi dovremmo vederlo come un segno di grande maturità. La pressione mediatica a cui é stata sottoposta é enorme, disumana potremmo dire. Tutti, in tutto il mondo, appassionati di ginnastica e gente che non sa nemmeno cosa sia la ginnastica avevano letto le gesta di Simone dei mesi che hanno preceduto le Olimpiadi di Tokyo. Dunque erano tutti in attesa di quei gesti che l’avrebbero consacrata la migliore di sempre.
Ma quella pressione da parte di tutti le é finita addosso proprio nel momento più delicato, quando hai bisogno di serenità.
Gliel’hanno consegnata per mano proprio quei demoni di cui la stessa Biles ha parlato.
Giudicare l’atleta é legittimo, lo sport é questo e rispecchia molto la vita che non si ferma per aspettare nessuno.
Ma giudicare la persona é scorretto. Proiettare su di lei le aspettative di tutti gli sportivi in tutto il mondo é stato un tramandare in maniera automatica una leggenda che nei mesi scorsi si era creata attorno alla figura di questa atleta.
Quella pressione, quella leggenda ieri le é stata fatale, ma non dovremmo faticare a capire la sua decisione se amiamo lo sport.

Written by Manuela Cigoli

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