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A Kabul abbiamo lasciato aperto il portone dell’inferno

editoriale italiano

Le immagini di quei soldati armati schierati ai posti di blocco che controllano l’accesso all’aeroporto di Kabul non fanno parte dell’ennesima produzione hollywoodiana in cui si parla della fine del mondo. Quei film in cui una pandemia colpisce la specie umana costretta ad organizzare di tutta fretta voli aerei per raggiungere una nuova destinazione magari sul Mar Glaciale Artico. I pochi fortunati potranno salvarsi e dar vita ad un nuovo ripopolamento della specie umana sulla terra mentre i più sfortunati sono destinati a morire.
In effetti molte similitudini si potrebbero anche trovare, nel senso che una pandemia ha colpito la terra da oltre 18 mesi e ancora oggi fatichiamo a controllarla. Milioni di persone sono morte e molte altre purtroppo moriranno ancora.
Ma la similitudine che più colpisce di questa faccenda é la parte di sceneggiatura già scritta, ma scritta al contrario.
Questa volta la specie umana ha finito per isolare un popolo intero dal resto del mondo, gli ha aperto una via preferenziale verso l’inferno e tra pochi giorni tutti quanti potremmo anche assistere in prima fila ad uno sterminio senza precedenti.
Non esiste più via d’uscita, gli afgani che non vogliono e non vorrebbero seguire i talebani saranno costretti a farlo in uno stato del terrore che mieterà vittime ovunque.
Quei volti dietro alle recinzioni sono la parte di sceneggiatura già scritta, quella che non possiamo cambiare più, quella che difficilmente ci toglieremo dalla mente e che insieme al senso di colpa deciderà le persone, uomini o donne, che siamo e che saremo.
Perché Kabul é tanto lontana é vero, ma fingere di girarsi dall’altra parte per non vedere e non sentire non servirà a nulla.
Stiamo permettendo uno sterminio di massa, stiamo autorizzando atrocità indicibili, per quel senso del dovere e della vita che ci porta a pensare a noi stessi come istinto di sopravvivenza, lasciando gli altri indietro. Questa volta però a dire il vero in pochi lo hanno capito questo spirito.
Stiamo permettendo che questo accada sotto i nostri occhi. Ormai siamo all’ultimo volo dell’esercito italiano, l’ultimo di quello tedesco e domani sarà l’ultimo di quello francese, poi finiranno l’evacuazione inglesi e americani contemporaneamente e quella maledetta porta verso l’inferno rimarrà aperta portando a sacrificare moltissime vite umane.
Nessuno dice che bisognava restare in Afghanistan, ma andarsene in questo modo senza chiudere quella porta verso l’inferno ci rende miseri e miserabili, ci rende piatti, insensibili, inopportunamente disumani.
Si sarebbe potuto evitare e si sarebbe potuto fare molto di più.

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