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La casa di carte della SuperLega si sfalda da sola

editoriale italiano

Gli interessi dei grandi club europei non hanno vinto contro lo sport nel senso più puro e assoluto. Nessuno nel settore calcio, a parte i diretti protagonisti, ha mai dimostrato dalla notte del comunicato ufficiale, di apprezzare la creazione della SuperLega. Tutti contro, tutti pronti a dare battaglia nella dimostrazione che il controllo del calcio non é nelle mani di Perez o Agnelli, ma nelle mani dei procuratori, dei giocatori e degli allenatori.
Il progetto della SuperLega é molto ambizioso e da ieri sera, con il passo indietro delle squadre inglesi, di difficile attuazione, quanto meno in un prossimo futuro.
Lasciando perdere le prese di posizione di UEFA e FIFA che parla di etica e moralità dopo aver accettato i mondiali in Qatar nel 2022 solo per soldi, rimane la perplessità di un progetto che se avesse coinvolto tutti sarebbe stato accettato.
Perché alla fine il calcio é di tutti, perché alla fine lo sport appartiene a chiunque lo pratichi.
Alla faccia dei soldi, delle carriere e delle prese di posizione. Se la SuperLega avesse proposto un’alternativa valida alla Champions League a cui tutti avrebbero potuto partecipare e avesse ridistribuito i soldi tra tutti, oggi non staremmo nemmeno a parlare di questo perché sarebbe stata accettata probabilmente persino dal Sassuolo e da DeZerbi, indipendentemente da chi avrebbe portato il pallone da casa.
L’errore é stato fatto creando un club esclusivo pieno di società strapiene di debiti che hanno inventato questo escamotage per evitare di dichiarare fallimento entro il 2024.
L’errore é stato fatto pensando ad un calcio elitario che é in netta contrapposizione con gli ideali di sport che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli.
L’errore é stato mettere sul tavolo dei soldi per giustificare investimenti scellerati degli ultimi 15 anni di gestione delle società di calcio, in Italia ed in Europa.
Oggi le principali società di calcio sono piene di debiti, se non riaprono in fretta gli stadi rischiano di collassare, ma creare un club esclusivo per pochi privilegiati non aiuta lo sport e tanto meno il calcio.
Le squadre sono ormai delle aziende, con bilanci e quotazioni in borsa dunque é più che legittimo pensare al profitto. Ma nessuno ci obbliga a comprare CR7 se non abbiamo i soldi per farlo. Nessuno ci impone stipendi da capogiro se non siamo in grado di sostenerli. Tanto vale, nel rispetto dello sport, resecare tutto, ripartire su basi solide con giocatori e contratti limitati negli stipendi ma che facciano quadrare i conti.
La SuperLega poteva anche essere un’idea vincente, può anche essere che un giorno possa essere realizzata, ma non doveva tagliare fuori il 99% del calcio mondiale, doveva anzi aiutare i più piccoli a partecipare alla festa contribuendo al loro sviluppo ed alla loro crescita.
Ma fa tutto parte del periodo imprenditoriale che stiamo vivendo. Sono finiti gli anni 90, quelli dei bilanci falsi e siamo entrati nella nuova era dei super indebitamenti. Questo non é sport, questo non ha nulla a che vedere con il calcio.

Written by Giuseppe Galli

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