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Lockdown all’italiana, diamo un premio a chi lo vede fino in fondo

editoriale italiano

La tipica sera d’agosto. Ti siedi in poltrona e decidi di dare fiducia all’ennesimo film demenziale italiano. Per intenderci proprio una tipologia di comicità che ha fatto grande il cinema italiano.
Ma la demenzialità di un film deve essere retta da un copione e da un cast che possa supportare il ruolo richiesto.


Non é il caso di Lockdown all’italiana che finisce per stancare e provocare sensi di sonno sin dopo circa 15 minuti, quando si realizza che il film non avrà scossoni particolari.
Il solo a reggere il confronto é quel Ricky Memphis che ormai é diventato un punto fermo del cinema italiano, il resto del cast passa inosservato.
Ma il problema non é il cast ma il copione che é pressoché inesistente e scivola via allo spettatore come la pioggerella d’autunno che sbatte sul cofano delle nostre macchine ferme ai semafori nel caos del centro di Roma o Milano. Scorre via, se ne va così come é arrivata. Ecco l’effetto di questo film é lo stesso e onestamente per recensire un film serve che il film abbia almeno una spina dorsale. Qui non troverete punti di riferimento di nessun genere e se arriverete alla fine del film dovrebbero potervi premiare per la pazienza.
La demenzialità ha fatto grande il cinema italiano e americano. Ha ispirato e avviato fasi storiche importanti. Ma lockdown all’italiana non é nemmeno un film demenziale, non si capisce come possa essere archiviato. Ecco appunto, se immaginiamo di avere una stanza piena di DVD che collezioniamo perché amanti del cinema, questo lo metteremmo… nel cestino probabilmente.

Written by Marianna Longoni

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