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Quando l’informazione si riduce a disinformare

Quando l'informazioni si riduce a disinformare

Purtroppo le immagini della cabina al Mottarone hanno fatto il pieno di ascolti ieri. Non era notizia, non era informazione, era un dettaglio evitabile e da evitare. Se non fosse che la gente si ciba di questo e l’informazione questo lo sa bene.
Perché da un lato fare informazione significa dare le notizie per quello che sono abbinando immagini e video quando necessario e quando richiesto, dall’altro significa avere una platea di gente che vuole essere informata e vuole cibarsi di immagini forti.
Se poi confezioniamo il pacchetto con la scritta “Attenzione, le immagini che seguono potrebbero turbare la vostra sensibilità”… ecco perfezionata la consegna perfetta. Chiunque aprirà quelle immagini e quei video proprio perché la propria sensibilità é stata sollecitata.
Questa é divulgazione di contenuti al solo scopo di fare ascolti, numeri sempre più alti che garantiscono pagamenti di spazi pubblicitari a 6 cifre. Non é informazione e non ha nulla a che vedere con l’informazione.
E’ giusto essere liberi di poter scegliere se vederla o meno, ma allora non andrebbe mischiata con le notizie normali con il chiaro intento di far cadere l’occhio proprio lì.
Ci sono centinaia di video che ogni giorno potrebbero minare la nostra sensibilità, non vanno mischiati con la vera informazione per provocare proprio quello che si aspettano che provochino, ovvero la visione e la curiosità dell’utente.
Alla fine, vedere le immagini della cabina del Mottarone che si schianta, piuttosto che quelle di bimbi uccisi a sangue freddo da qualche parte nel mondo, piuttosto che insistere su di un calciatore in arresto cardiaco durante una partita o un motociclista privo di sensi sull’asfalto di un circuito se li guardiamo e riguardiamo non turbano la nostra sensibilità, ma minano la nostra intelligenza, perché ci hanno venduto una scena tragica per informazione quando non ha nulla a che vedere con l’informazione, dunque qualcuno scrivendo di stare attenti ha proprio volutamente messo in dubbio la nostra capacità di pensare e di ragionare.
Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa vedere o non vedere, perché se ne abbiamo bisogno allora abbiamo un problema con la nostra sensibilità, con la nostra coscienza e soprattutto con la nostra intelligenza.
Qualcuno potrebbe dirci: “Parlate così perché vi sognate gli ascolti avuti da Rai 3 e da molta stampa che hanno pubblicato questo video…” In realtà no. Perché il video, come sempre accade in questi casi é stato offerto anche a noi, in una fase di mercificazione a strati. Se lo vuoi dopo poche ore, dopo 1 giorno o dopo 1 settimana, il prezzo cambia, come se cambiasse la sensibilità che potremmo urtare o meno.
Ecco proprio la mercificazione del dramma diventa oggetto di discussione, diventa motivo di imbarazzo. Pensare che il proprio lettore abbia così poca intelligenza da non comprenderne la differenza rende chi racconta di informazione più misero e forse anche più miserabile.
Editoriale Italiano ha sempre scelto, pagandone le conseguenze da un punto di vista di ingressi pubblicitari, di non pubblicare queste tipologie di video e di immagini per fare cassa, mischiate spesso a recensioni video o tecnologiche e di fianco a nuove ricette di stagione.
Pensiamo che l’informazione meriti il rispetto che gli é stato tolto da questa ricerca all’oro che sta caratterizzando questa divulgazione di contenuti privi di anima e soprattutto privi di cuore.

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