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Siamo davvero pronti alla finta pelle fatta con i funghi?

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Sembra pelle. La parte anteriore del tessuto sembra pelle, morbida e zigrinata; ha anche un leggero odore di pelle.
Ma il materiale, chiamato Mylo, è fatto di micelio, la parte simile alla radice dei funghi. Entro la fine del prossimo anno, per la prima volta, sarà prodotto su scala commerciale, in uno stabilimento enorme.
Quella che si produce oggi è ancora una piccolissima frazione della quantità che potrebbe essere prodotta. Ma potrebbe anche essere l’inizio di un’industria redditizia, in grado di assorbire l’impatto ambientale della pelle o della finta pelle di plastica.
“Quando guardiamo alla pelle, è un’industria enorme e la produzione netta delle alternative si aggira intorno allo zero”, afferma Dan Widmaier, fondatore e CEO di Bolt Threads, la startup di materiali biotecnologici che produce Mylo.
“Se vogliamo davvero intaccare questo problema che chiamiamo cambiamento climatico, è meglio essere in grado di andare molto veloci”.
L’azienda ha scelto di lavorare con il micelio in parte perché era possibile produrne in grandi quantità. Esiste già un gran numero di fattorie di funghi, a differenza, ad esempio, dell’infrastruttura necessaria per coltivare pelle “coltivata in laboratorio” da cellule animali. In un calcolo molto approssimativo, Widmaier ha stimato che se tutti gli attuali allevamenti di funghi del mondo fossero convertiti alla produzione di micelio per la sua pelle, sarebbe probabilmente possibile sostituire tutta la pelle del pianeta. Per ora, mentre la startup cresce, sta lavorando con i coltivatori di funghi che vogliono diversificare dalle colture alimentari per fare più soldi.
Nei Paesi Bassi, leader mondiale nella coltivazione di funghi, Bolt Threads ha collaborato con un’azienda che coltiva il micelio al chiuso in vassoi impilati. “Il processo viene eseguito al buio in camere chiuse e climaticamente controllate che replicano le condizioni in cui questo organismo cresce, nella foresta”, afferma Jamie Bainbridge, vicepresidente dello sviluppo del prodotto presso Bolt Threads.
“Hanno ottimizzato quelle condizioni di crescita intorno all’umidità, alla luce e alla temperatura, le cose di base che sappiamo servono per far crescere questo organismo in condizioni molto, molto finemente controllate”.
Ma la domanda é un’altra: messi da parte tutti i discorsi sul cambiamento climatico, siamo davvero pronti ad indossare scarpe e non solo, fatte con materiale ricavato dai funghi?
Direi proprio di si, ma soprattutto più andiamo avanti e più la possibilità di scelta di produzioni alternative a favore del cambiamento climatico deve essere una nostra priorità.
Alla fine indossare scarpe che sembrano di pelle ma sono ricavate dai funghi non interessa nessuno, purché nel processo siano mantenute la resistenza e l’aspetto di praticità che la pelle garantisce.

Written by Marianna Longoni

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