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Italiani, Zitti e Buoni

editoriale italiano

Non può starci bene.
Abbiamo visto e vissuto l’inferno in questi ultimi 12 mesi. Abbiamo assecondato ogni richiesta di adeguamento.
Abbiamo cercato di comprendere la pandemia e soprattutto abbiamo dovuto inventarci un modo per insegnarla ai nostri figli.
Ci siamo privati di buona parte della nostra libertà per il bene comune.
Abbiamo guardato da spettatori paganti uno spettacolo di governo inguardabile, ma non per l’aspetto politico in sé, ma per il tempismo totalmente errato.
Abbiamo sempre abbassato la testa, mentre abbassavamo per sempre le saracinesche dei nostri negozi.
Abbiamo cercato di resistere di fronte alle promesse di aiuti per tutti e siamo stati presi a sberle, con i nostri dati, le nostre denunce dei redditi, assistendo al pietoso spettacolo in cui i soldi degli aiuti finivano sempre e solo ai soliti “sicuri” per le banche, piuttosto che ai piccoli imprenditori in difficoltà.
Ciò nonostante abbiamo continuato ad abbassare il capo finendo in ginocchio mentre al governo continuavano a fare promesse da marinaio.
La voce però no, quella non ce la toglieranno mai. Il diritto di informare e di essere informati é qualcosa che non permetteremo mai a nessuno di limitare.
Siamo padroni di quello che diciamo e di quello che scriviamo. Abbiamo atteso mesi per avere risposte ed ora ci si spaventa persino a lasciarci fare delle domande.
“Zitti e buoni”, come cantano i Maneskin. “State zitti e buoni italiani e fate quello che diciamo”, questo il senso nel non voler rispondere alle domande.
Il mio Paese non é Cuba, il mio paese non é uno stato militare, il mio paese é libero e sino a che avrò fiato vorrò far sapere quanto questo diritto all’informazione debba essere tutelato.
“Zitti e buoni” lo dite a qualcun altro. Siamo in ginocchio dopo un anno di pandemia, ma non siamo morti.
Sino a ieri sera nessuno sapeva niente. L’informazione italiana era una proiezione di qualche editore che cercava di far sapere al lettore cosa stava per accadere, ma non su indicazioni precise del governo, ma su ipotesi dettate dagli eventi.
Niente conferenze stampa, niente possibilità di fare domande, quando gli italiani avrebbero ogni sacrosanto diritto di fare domande.
Così arriviamo alla sera del 12 marzo 2021 che ci viene detto che da lunedì niente scuole, niente lavoro, niente spostamenti. Aperto solo questo e quello.
Va bene diciamo noi, ma a dire il vero sono 3 settimane che facciamo domande. sappiamo che si dovevano guardare i dati, ma solo un ebete non aveva capito da 3 settimane a questa parte che si sarebbe arrivati a questo punto, dunque che senso ha fare finta di esserci arrivati solo ieri o il giorno prima perché abbiamo superato la soglia critica?
Ma lo sapevamo da 3 settimane che si sarebbe arrivati lì, a meno che Superman fosse tornato sulla terra con un carico di vaccini recuperati su Marte.
Abbiamo delle domande da fare. Tante domande. Su come, cosa e chi.
Ci siamo stupiti o abbiamo fatto finta di esserlo quando Donald Trump non rispondeva ai giornalisti ed ora facciamo di peggio, diamo per scontato che non si possano nemmeno fare delle domande?
Ma nessuno davvero comprende la gravità della situazione?
L’informazione é un diritto, non può essere negato in questo modo.
Un tempo non lontano qualcuno disse che il miglior modo di controllare un paese é di avere il controllo dell’informazione.
Ora, questo, non accadrà mai nel mio paese.
L’informazione ha bisogno di risposte e lotterà sino a quando sarà necessario per averle.
Vogliamo sapere quanto tempo ci viene chiesto, come affrontarlo, chi e cosa possono restare aperti e anche su questo punto vorremmo poter fare delle domande, per le famose corsie preferenziali, per categorie avvantaggiate per le vaccinazioni che non comprendiamo il motivo e molto… molto altro.
Non si era detto che ogni vita conta e che siamo tutti uguali?
Chiudiamo le scuole, ma teniamo aperti i tribunali e molte altre situazioni di possibile contagio, ma non si doveva chiudere tutto?
Chiudiamo gli asili nido, ma non garantiamo il posto di lavoro a chi é costretto a restare a casa per lavorare in smart working.
Chiudiamo negozi ma non aiutiamo tutti economicamente allo stesso modo.
La gente é allo stremo dopo aver lottato contro la pandemia per oltre 1 anno. Siamo pronti ad affrontare anche questo passaggio indispensabile, ma quanto meno meritiamo risposte.
Dobbiamo poter essere informati, non attraverso poche righe di un comunicato stampa letto al volo.
Dobbiamo poter fare domande, perché le risposte ci servono per continuare questa lotta quotidiana alla pandemia.
Non rispettare questo nostro diritto di “essere informati” significa privarci del rispetto che pensavamo di aver guadagnato e questo non é un comportamento adeguato per un paese libero.

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