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11 Settembre 2001, troviamo il modo di raccontarlo ai nostri figli

editoriale italiano

Ci sono cose e ci sono momenti in questa vita che determinano molto chiaramente chi siamo. Ci sono eventi poi che determinano quello che diventiamo, quello in cui crediamo e quello che decidiamo di rifiutare con tutte le nostre forze.
Siamo portati, come specie a modellare il nostro pensiero in base alle esperienze che viviamo ogni giorno. Diventiamo politici, sportivi, ambasciatori o scienziati perché sentiamo la necessità di fare qualcosa che possa farci sentire vivi.
L’11 Settembre 2001 é l’esatto opposto di tutto questo. E’ la repressione dei sogni, dei desideri, delle aspirazioni, é la fine della libertà.
Quel giorno su quelle torri si sono schiantati i nostri sogni, la nostra giovinezza, la nostra libertà. La nostra idea di vita é andata a farsi fottere in un istante in nome di un’ideologia che pensavamo di non dovercene curare nel nostro “mondo libero”.
Quel giorno abbiamo fatto a sberle con il terrore, abbiamo imparato la parola terrorismo ed abbiamo condiviso la natura più feroce dell’essere umano.
Ci siamo ripromessi che avremmo reagito, che si saremmo rialzati e che avremmo continuato la nostra vita, proprio come avevamo previsto di viverla, ma sapevamo che ci stavamo raccontando delle storie perché avevamo capito che tutto sarebbe cambiato da quella maledetta mattina.
Oggi abbiamo ancora i segni sul cuore, perché quella razionale sensazione del ricordo che tanto ci serve per vivere il presente sulle esperienze del passato, in questo caso ci soffoca, ci lacera i pensieri sino a destabilizzarci.
Sotto le macerie delle torri sono rimaste le nostre speranze, le nostre vite e la nostra libertà. Il mondo non é più stato lo stesso da quel giorno. Il sogno americano é svanito tutto d’un colpo, in un battere di ciglia abbiamo smesso di sognare l’America e abbiamo sognato per giorni quelle sagome umane che si gettavano ormai senza speranza dagli ultimi piani delle torri, intrappolati dalle fiamme.
Tutti raccontano che dobbiamo saperne trarre un vantaggio, un’esperienza di vita. Non é vero nulla, la sola cosa che possiamo fare é di parlarne con i nostri figli, di raccontare loro quello che é successo.
Fermatevi qualche minuto con i vostri figli, parlategli di quanto é successo quel giorno, é il solo modo per rendere omaggio alle vite distrutte in quella giornata assurda ed é il solo modo per indicare loro la strada affinché possa non ripetersi mai più.
Dobbiamo avere la forza di reagire, ma dobbiamo trovare il coraggio di ricordare, perché solo ricordando quel giorno le ferite che abbiamo sul cuore sembreranno meno dolorose.
Non so perché, ma so che lo racconterò a mia figlia. Quando il lavoro mi riporta a New York non perdo occasione di passare dal luogo della commemorazione delle vittime dell’11 Settembre, é giusto a pochi isolati dall’albergo dove sono solito soggiornare.
Non so perché, ma so che un giorno, vorrò portarci mia figlia e raccontarle la storia più incredibile che possa mai aver sentito. Una storia di terrore e di sangue, ma soprattutto anche una storia fatta di coraggio, di umiltà e di sacrificio di persone morte per salvarne tante altre. Oggi e mai come oggi, la storia contemporanea ci insegna la vita, molto di più delle pagine sui Babilonesi o sugli Antichi Egizi.
Non perdiamo questa occasione straordinaria di raccontare ai nostri figli cosa accadde quel 11 settembre del 2001. Possiamo persino raccontare loro dove ci trovavamo e cosa stavamo facendo quel giorno e se dovessero chiederci come facciamo a ricordarlo così facilmente dopo 20 anni, mostriamo loro le cicatrici sul cuore.

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