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No Green Pass, no Vax, no lavoro, no vita sociale

editoriale italiano

Siamo nel bel mezzo di una pandemia. Probabilmente alcuni non lo hanno ancora compreso appieno. Abbiamo dovuto trovare delle soluzioni che potessero restituirci almeno in parte quella libertà necessaria per vivere e svolgere le nostre mansioni quotidiane.
La sola alternativa possibile che ci é stata proposta é un piano vaccinale che possa fronteggiare il covid con estrema forza e immediatezza.
La vaccinazione ci permette di tornare a vivere, a lavorare, di riprendere a socializzare nelle scuole, negli impianti sportivi e nelle palestre. Non é proprio poco.
Ovviamente, come in tutti i paesi evoluti e per tutti i popoli evoluti, la vaccinazione é facoltativa e mai obbligatoria. Resta a noi informarci, radunare le idee e confrontarci sino a prendere una decisione finale.
Ma come in tutte le società che si rispettino e si ritengono evolute le regole servono per contrastare il caos che genererebbe violenza e disordini.
Ecco appunto, vaccinarsi é facoltativo, ma non farlo impone delle regole che devono essere rispettate. Chi non si vaccina non può accedere regolarmente a locali pubblici o persino al posto di lavoro e deve continuamente avere un esito negativo aggiornato del tampone. Come dicevamo é una scelta.
Questo può infastidire, ma come precisato in precedenza si tratta di regole volte a tutelare la vita di coloro che si sono vaccinati perché hanno scelto di tutelarsi dal covid.
Non vaccinarsi é una scelta, pensare di imporre le proprie regole é ben diverso. Pensare di fermare i treni ed il servizio pubblico significa colpire le persone che lavorano e che cercano disperatamente di sopravvivere nonostante questo periodo storico assurdo.
Aggredire giornalisti e minacciare politici significa abbassare il livello della conversazione ad un punto tale dove non esiste spazio per nessun confronto civile.
Vaccinarsi é una scelta, un’opzione, non un obbligo. Dunque il non farlo significa scegliere di non voler far parte di un ambito sociale e lavorativo che richiede queste regole. Inutile negarlo, chi si vaccina non ama avere accanto una persona non vaccinata. Ma non é una stupida questione di ignoranza, é cercare di evitare una maggiore esposizione al rischio di contagio, per sé, per i propri figli, per la propria famiglia.
Così come vaccinarsi é una scelta a questo punto anche il posto di lavoro può esserlo e si può scegliere di cambiare o di mettersi in proprio, invece di rischiare di contagiare altre persone che invece hanno scelto la strada alternativa.
La vita é fatta di scelte. Obbligare le persone a vaccinarsi sarebbe sbagliato, ma imporre delle regole é il minimo che si possa fare. Il non voler rispettare queste regole significa mancare di rispetto a coloro che credono in queste regole.
Non voler rispettare queste regole significa voler alimentare una forma di avversione ingiustificata verso il sistema, verso la società, che genera a sua volta una totale indifferenza e mancanza di rispetto verso gli altri, in pratica un senso civico pari a zero.
Come detto vaccinarsi é una scelta, non farlo pure, dunque sia da un lato che dall’altro si potrebbe andare in piazza a manifestare, ma nel pieno rispetto di chi ci sta di fronte o di chi ha scelto la strada opposta.
Senza il rispetto non andiamo da nessuna parte. Con le minacce e con la violenza tanto meno. Il margine per il dialogo c’é basta saperlo individuare ma soprattutto per sostenere un dialogo bisogna avere argomentazioni serie e reali, non bastano striscioni contro il sistema e proclami da stadio.

Written by Marianna Longoni

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