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Perché alla fine tutto diventa business. Persino per il PD e per Benetton che abusano dell’informazione per fare propaganda elettorale.  Poi rispondono che é per far sapere, abusando persino dell’intelligenza degli italiani, che su google news sapevano e vedevano le immagini dei gommoni in tempo reale. Così la campagna diventa propaganda questa volta, ed é triste perché butta nel cesso tutto quando fatto di buono negli anni 90 da Toscani e dalla Benetton.
Inventare un nuovo modo di fare comunicazione che colpisca nel segno.
Campagne pubblicitarie da record di ascolti e di vendite, sempre rivolte verso una provocazione estrema che può trovare consensi o dissensi, ma di certo avendo cambiato il modo di fare comunicazione, va rispettata.
A lungo andare però diventa come un bel film, che quando fanno il sequel e poi anche il 3 ed il 4 nessuno li guarda più e a dire il vero trasmettono un certo senso di pena per il marchio e per l’autore che non sanno re-interpretare il momento e gli eventi come invece avevano saputo fare molti anni fa.
Triste, il messaggio di Benetton, non perché ritrae i migranti su di un gommone con la stessa etichetta con cui vende maglioni ma perché lo fa per politica.
Triste perché é qualcosa di trito e ritrito.
Come quando le cose non vanno come negli anni d’oro e si inventano le reunions.
Ecco questa é una reunion della comunicazione che fa tanta tristezza e rischia adesso anche di oscurare quanto di buono fatto in passato.
Triste perché nel mezzo c’é un percorso professionale fatto di maglioni venduti e di budgets enormi ed illimitati per qualche anno, finiti invece oggi in programmi tv che dovrebbero insegnare fotografia e sono solo dei bruttissimi e vuoti scatoloni dove nessuno insegna nulla perché nessuno dei presenti é in grado di insegnare nulla.
Un percorso che si schianta sui corsi di fotografia distribuiti da un quotidiano nazionale.
Conventions a cui partecipano i soliti 4 gatti al bar della canzone di Gino Paoli.
Tutto insieme a tentativi estremi di ri-elaborare messaggi pubblicitari o redazionali che potessero almeno avvicinarsi un pochino alle genialità degli anni 90… invece…
Invece niente, tristezza totale ed assoluta nell’incapacità di ri-pensarsi, continuando a tuffarsi nella stessa piscina del sapere creativo in cui le acque ormai sono talmente torbide che nessuno riesce più a notarti.
Ecco appunto, fosse invece stata una pubbicità pagata dai corsi, dagli opuscoli e dalle conventions a firma del fotografo forse qualcuno l’avrebbe apprezzata, ma ripetere il gioco Benetton nel 2018 é solo triste.
Un grande fotografo non é detto che debba per forza sapersi re-inventare, può anche non farlo e non saperlo fare, può vivere con la sua genialità nel passato e questo basta a chi lo ha apprezzato e lo apprezza, rimarrà per sempre un grande fotografo.
Invece, se finisce con il cercare attenzione sparando su tutto e tutti, fingendosi esperto di politica, di comunicazione, di legge e di diritti solo per avere spazio sui mezzi di comunicazione, mentre nel contempo uccide il popolo dei socials definendolo stupido perché cerca l’attenzione ad ogni costo… sembra la storia del cane che si morde la coda, é solo triste, molto triste.
Se poi si dona al messaggio un connotato da comunicato stampa del PD allora la tristezza si tramuta in irritazione per aver capito che chi ha pubblicato questo scatto con il logo di un’azienda di abbigliamento ha voluto spontaneamente pensare che gli italiani siano davvero solo dei poveri stupidi.

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