editoriale italiano
Ce lo stiamo chiedendo in tanti. Come mai una situazione estrema come quella che si é generata dal lancio dei missili da parte della Corea del Nord richiama ulteriore diplomazia sul fronte internazionale?
Come mai in passato per molto meno si sono decise operazioni di guerra immediate?
Come mai si continua a guadagnare tempo e si continua ad auspicare l’ennesimo intervento diplomatico?
La pensiamo tutti allo stesso modo. I conti non tornano.
Ora Kim sa di poter dire e fare quello che vuole che gli altri ogni volta azzerano il conteggio e ripartono con le favole diplomatiche.
La situazione non é sotto controllo. I missili a lunga gittata possono essere rilevati ed annientati da altri missili dopo poco che sono stati lanciati.
Ciò nonostate nessuno può garantire di intercettarne il 100%.
Ciò significa che qualcuno passerebbe gli scudi protettivi installati in Giappone e Corea del Sud e raggiungerebbe il bersaglio militare o civile che possa essere.
Perché si permette tutto questo?
Perché nonostante il rischio sia ai massimi livelli non si interviene e si tenta ancora la strada della diplomazia?
Perché dietro a Kim non c’é solo la Corea del Nord, ma ci sono interessi enormi che coinvolgono altre nazioni che per intenderci non siedono proprio sulla stessa sponda del fiume.
Pertanto si é deciso di attendere che sia il dittatore coreano il primo a colpire e poi gli si scatena addosso l’inferno?
Agli occhi del mondo sarebbe la situazione migliore, ma se uno solo di quei missili dovesse varcare lo scudo di protezione. Uno solo provocherebbe la morte di decine di migliaia di persone, non vi sembra troppo alta la posta in palio?

 

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