Non credo esista pena peggiore in questa vita di veder morire i propri figli. Lo dico da padre e lo dico da uomo.
Vorrei solo fare chiarezza su qualcosa che sta come sempre prendendo il senso mediatico opposto alla reale circostanza in cui noi esseri umani ci immedesimiamo nella vita temporale che decidiamo di vivere e spesso di condividere.
Gloria e Marco sono due vincenti, non vedeteli con gli occhi della commiserazione. Non lo vorrebbero di certo.
Perché prendere un giorno tra le mani la propria vita, decidere che l’Italia ci va stretta, azzardare un viaggio a Londra per trovare lavoro e riuscire a farcela, questi sono i giovani che ammiro.
Sono gli straordinari protagonisti del nostro tempo, sono loro i miei miti, i miei idoli.
Ragazzi che sfidano tutto e tutti per farcela. Ragazzi con qualcosa in più rispetto a tutti quelli che se ne stanno in Italia e si adattano alle circostanze.
L’ho provato sulla mia pelle, so di cosa parlo. Adattarsi ad un Paese straniero, una nuova lingua. Condividere soluzioni abitative talvolta fatiscenti nella costosissima Londra, magari insieme a famiglie provenienti dai Paesi dell’Est o dai Paesi Arabi, di cui la maggior parte svolgono lavori saltuari e irregolari.
La vita poi a volte ci sbatte in faccia una quotidianità bastarda che nessuno saprebbe e potrebbe mai giustificare. Quando é il momento di dare delle spiegazioni in circostanze estreme come questa, sono certo che persino dio se ne vada in pausa pranzo.
Ho fatto per tanti anni la vita di Gloria e Marco, tra Londra, New York e Parigi, senza dimenticare Los Angeles e ho visto tantissimi ragazzi italiani come loro che cercavano di farcela. Li ho visti perché sono stato uno di loro. Le telefonate a casa a dire che tutto andava bene quando tutto andava alla peggio. I pianti, i momenti di sconforto, i pensieri malati che ti rimandano alle decisioni prese e alla conclusione “chi cavolo me lo ha fatto fare…”
Tutto questo pur di non assecondare una totale involuzione che si riscontra nel nostro Paese.
E’ vero, l’Italia spinge i giovani ad andarsene, ma attenzione perché la differenza é sottile ma determinante, perché l’Italia spinge i giovani “migliori” ad andarsene. Poi, dopo qualche sacrificio, tra le promozioni pasto da McDonald’s o Burger King e i caffé ad una sterlina da Starbucks, alla fine se vali, fuori da questo Paese, ti sanno apprezzare, in qualsiasi parte del mondo, Londra compresa.
Questo vorrei trasmettere questa sera in controtendenza alla commiserazione totale architettata per vendere qualche copia in più, che ci sbatte le loro fotografie ovunque insieme ai macabri racconti delle ultime telefonate.
Piangiamo le vittime della tragedia, ma non proviamo pena per loro, perché in realtà erano e resteranno dei vincenti, alla faccia della morte stessa che è venuta a prenderseli con irrazionale crudeltà.
Non possiamo sapere cosa stanno passando le loro famiglie, i loro genitori, in pochi passano tragedie di questa entità.
Per questa volta gettiamo nell’immondizia tutta la commiserazione che sentiamo, smettiamola di provare pena, perché questi due ragazzi sono un’ispirazione vera, sono degli idoli moderni.
L’Italia ha deciso da anni di acquisire capacità lavorative low cost che sempre, senza mai sbagliare un colpo, hanno riversato sul mercato una totale incapacità ed inesperienza.
Gloria e Marco, non volevano lottare contro questa tendenza al ribasso.
In Italia si combatte contro collaboratori sottopagati, cronicamente incapaci che però servono a quello che l’Italia per molti anni ha guardato, il prezzo a discapito della qualità e della capacità.
Ora questa involuzione culturale il nostro Paese la sta pagando e continuerà a pagarla ancora a lungo. In tutti i settori.
Proprio per questo i miei veri eroi di oggi sono i ragazzi come Gloria Trevisan e Marco Gottardi che affrontano il mondo a pugni chiusi caricandosi sulle spalle solo uno zaino pieno di talento.
Fatemi sentire orgoglioso di loro, fate in modo di smetterla di commiserarli e lasciamo il diritto assoluto ai familiari, solo loro, di piangerli in silenzio.

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