Un atto dovuto, “é ovvio che io lasci la guida del PD”, firmato Matteo Renzi.
Una sconfitta netta quella del suo partito che non lascia spazio a interpretazioni di alcun genere.
Si é perso e in maniera pesante, é giusto cambiare.
In molti pensavano che andava fatto prima delle elezioni ma il tempo era davvero molto ristretto e si correva il rischio di fare un tonfo ancora più grande.
Poi si auto nomina seantore semplice, dimostrando di non avere alcuna intenzione di mettersi in fuga da niente e da nessuno, anche se lasciare per noi ha un valore differente da quello che interpreta Renzi.
Lasciare dopo un fallimento politico tanto pesante, significa lasciare, andaresene a vita, non aggrapparsi ad una poltrona per quanto sappiamo essere un comportamento politico tipico italiano.
Precisa anche che il PD accetta la sconfitta e lavorerà all’opposizione, ma questo lo avevamo capito tutti.
Poi rifiuta gli inciuci, gli stessi che hanno portato il suo partito al governo negli ultimi anni, ora non ne vuole più sapere anche se la sensazione é che in questo momento siano soprattutto gli altri che non vogliono avere a che fare con il PD.
Un addio amaro, proprio come ogni addio che si rispetti.
Un addio fatto di recriminazioni e di prese di posizione.
Magari sarebbe bastato un semplice “scusate s’é sbagliato”, perché sappiamo tutti che non sia solo Matteo Renzi il problema del PD.

 

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