E’ stato prigioniero sino all’ultimo suo giorno di vita. Sebbene Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace, fosse stato trasferito dal carcere all’ospedale di Shenyang, la sua libertà concessagli solo perché malato terminale di tumore, era comunque una libertà vigilata.
Una delle poche persone viventi che poteva raccontare di aver scritto una bella fetta di storia.
Dopo gli studi in europa e Stati Uniti, nel 1989 abbandona New York dove lavora alla Columbia University e diventa un eroe della primavera cinese di Tienanmen.
Il professore scende in piazza al fianco dei suoi studenti ed é uno dei pochi a provare ad aprire un dialogo e una trattativa con i militari che invasero la piazza con i carri armati.
Da quei giorni, ha passato la vita a entrare ed uscire di prigione, facendosi anche 3 anni di lavori forzati.
L’ultima sfida é quella più dura della sua vita, la fondazione Charta 2008, il manifesto firmato da 303 attivisti che chiede la fine del partito unico ed il rispetto per i diritti umani.
Il manifesto sarà sottoscritto da oltre 12 mila persone, un’enormità nella Cina che vieta e censura tutto.
Prigioniero sino all’ultimo, questa volta ha voltato le spalle a tutti e si é ripreso la sua vita in quel letto di ospedale, inseguendo finalmente quella libertà per cui ha tanto lottato.
Noi continuiamo a dirlo, la storia da insegnare ai giovani dovrebbe partire al contrario, dai nostri tempi andando indietro.
Perché persone come Liu Xiaobo ci hanno insegnato il senso della libertà come la dimostrazione più moderna di cultura generale.

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