Urbano Cairo alla fine ci é riuscito.
Approfittando in maniera intelligente della situazione da “terapia intensiva” dell’editoria italiana, si é preso i conti ed il controllo di RCS.
Ora ha il pacchetto di maggioranza e si é fatto nominare Presidente.
In qualche modo, in un modo ben chiaro, l’informazione italiana riduce le sue fonti e aumenta il suo potere di controllo.


Nel consiglio di amministrazione si trovano nomi noti dell’imprenditoria italiana, quali Diego Della Valle e Marco Tronchetti Provera.
Un cambiamento importante mantenendo i ponti con il passato burrascoso ed irriverente dell’editoria italiana.

Ora, in maniera ufficiale l’editoria italiana é sotto il controllo di pochi ed illustri imprenditori come mai lo era stato prima.
Rcs ha oltre 3.500 dipendenti e agganci politici importantissimi che fanno la differenza in un Paese dove l’informazione é sotto diretto controllo della politica e degli investimenti imprenditoriali.
Nessuno vuole giudicare l’operato di un imprenditore capace come Cairo che ha acquisito una società che sopravvive solo per i contributi governativi, altrimenti sarebbe fallimentare.
Ciò di cui ci si lamenta, ma non per colpa di Cairo e delle sue acquisizioni, é il fatto di mettere l’informazione di un Paese come l’Italia nelle mani di pochi, politicamente non proprio corretti.
Se a RCS togliamo i contributi governativi almeno 3400 dei 3500 dipendenti sarebbero lasciati a casa domattina.
Ma questo é un passaggio successivo, forse cambiando l’Italia cambieremo anche le regole di gestione dell’informazione.

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