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A distanza di pochi giorni dalla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova i principali giornali italiani, tra i quali anche quelli che attaccano il Ministro Di Maio in questi giorni, avevano sia sul sito web che sulla carta stampata spazi pubblicitari assegnati e venduti all’azienda di maglioni che invece di pensare a controllare il ponte Morandi e farlo sistemare prima delle tragedia, ha pensato negli ultimi anni ad aumentare i propri profitti, annebbiando la mente degli italiani con campagne pubblicitarie con il logo dei maglioni su molte delle peggiori disgrazie umane.
Perché sono partito da questo punto?
Perché l’informazione in Italia non é libera.
In primo luogo i proprietari delle case editrici che pubblicano i vari giornali sono imprenditori che ovviamente fanno scrivere quello che più si adegua alle loro esigenze. Non avendo l’Italia un organo di controllo e gestione del giornalismo (dimenticatevi l’ordine dei giornalisti per cortesia), possono fare quello che vogliono e se il pezzo che i loro servi scrivono non va bene e va contro la politica economica o di partito del padrone, viene cestinato.
In secondo luogo la pubblicità. Se la famiglia dei maglioni mi fa avere qualche milione di euro all’anno per la pubblicità é normale (anche se non dovrebbe esserlo) che non scriverò mai contro di loro.
E’ normale che piuttosto che pensare cosa non é stato fatto prima che tutto questo accadesse (Genova, ponte Morandi) cerco di confondere l’idea dei miei lettori focalizzandomi su cosa si presume il nuovo governo (che non ama molto i miei maglioni) non stia facendo.
Personalmente lo chiamo terrorismo mediatico, cercare di confondere le idee del lettore portando avanti notizie che avrebbero il compito di non farlo ragionare e di fargli spostare l’attenzione su altro.
Per intenderci, se impenno con la moto cado e mi rompo la gamba, invece di darmi dello stupido cerco di spostare l’attenzione sul comune che invece di farci le strade di asfalto avrebbe potuto farle con del prato inglese ed invece del marciapiede poteva metterci dei gonfiabili…
Dunque la morente ed agonizzante informazione italiana sta cercado di controbattere un punto di vista del Ministro Di Maio che in realtà la maggior parte degli italiani con un’intelligenza aperta e non veicolata dalle pubblicità dei maglioni, condividono.
L’editoria italiana sta morendo e speriamo faccia presto. Perché solo in questo modo si potrà ripartire.
Mettendo un organo di controllo, non tanto di quello che si scrive che deontologicamente dovrebbe corrispondere al vero, ma per coloro che scrivono.
Mi spiego, se scrivo delle fake news e so di farlo, da domani non posso più pubblicare niente, se scrivo la verità ed il mio editore me la blocca viene sostituito. Queste si chiamano libertà di stampa e giornalismo indipendente.
Dunque giornalisti indipendenti tutti quanti, che lavorano e guadagnano sul proprio lavoro e sulla qualità del proprio lavoro. Giornali che si autofinanziano con la pubblicità, non servono i contributi del governo per mantenere almeno il 60% di inutilità editoriale che nascondono proclami di partito che ricordano gli anni 40 del secolo scorso.
Forse ho visto un pò troppo oltre a questa domenica di ottobre 2018, ma lasciatemi credere che ancora un pizzico di speranza possa rimanere nei nostri cuori, che amiamo il giornalismo puro, vero, trasparente e non corrotto o manipolato dai soldi dei maglioni.
Il giornalismo che per distogliere l’attenzione dai suoi enormi problemi colpisce il ministro Di Maio é un pò come la storia di quello che é caduto dalla moto che ho descritto nelle righe precedenti…
I giornali in Italia sono in sala rianimazione da tempo, mantenuti al respiratore dai contributi di governo o assegni di partito. La maggior parte degli italiani pensano che quella spina vada staccata, per il giornalismo vero, per l’informazione libera, pulita, gratuita, alla portata di tutti, che può solo far bene alla crescita di un  Paese.

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