by Giuliano Ciapparelli

Abbiamo creato questa casa editrice circa 3 anni fa, l’abbiamo progettata per molto tempo prima di registrarla e darle forma.
Siamo poi passati all’acquisizione delle testate ed ai test sul campo e nonostante si trattasse di una proprietà e di una sede inglese ho spinto più di ogni altro per inserirne una piccola voce anche in Italia. Non vedevo l’ora di creare uno spazio editoriale sul mercato italiano che potesse aprire le porte ai lettori e alla libera informazione.

Ottenuto l’ok da parte del consiglio di amministrazione a Londra, tutto é nato molto velocemente.
Sto parlando di Editoriale Italiano che nelle prossime 48 ore termina il periodo di test effettivo e programmato.
Si comincia a spron battuto ma soprattutto si comincia a fare sul serio.

Non abbiamo mai scoperto le nostre carte completamente, per quanto il mercato editoriale italiano fosse distante anni luce da noi.
Abbiamo solo notato con un grosso sorriso di compiacimento sulle nostre facce che alcuni hanno fatto copia / incolla di molte nostre idee, ma questo non é un male, lo consideriamo solo un bene per l’informazione in questo Paese.
Non apparteniamo a nessun ordine di categoria, e mai vorremmo farne parte.
Pensiamo inoltre che buona parte del marcio che si é inserito nell’informazione del nostro Paese sia stato negli anni avallato da organi di categoria che hanno lavorato come caste massoniche messe lì giusto per questo motivo.
Così abbiamo dato vita ad un nostro magazine e molti altri ne seguiranno in lingua italiana.
Abbiamo registrato la nostra associazione di giornalisti indipendenti e ci siamo buttati nel mare dell’informazione come nessuno mai prima d’ora aveva fatto.

Per prima cosa l’informazione deve essere un diritto di ogni cittadino in un Paese libero.
Per seconda cosa deve essere gratuita per chiunque. I costi vanno ammortizzati dagli ingressi pubblicitari e non con i soldi dei lettori.
Infine l’informazione deve essere trasparente e alla portata di tutti.
Per questo deve aprire le proprie porte ai lettori che devono poter contribuire in qualsiasi momento.

Un sogno vero?
Soprattutto in un Paese in cui l’informazione é al 77esimo posto nella classifica stilata in base alla libertà di stampa. Dietro di noi ci sono solo Paesi come la Grecia e la Bulgaria.
E ancora noi abbiamo una casta di categoria che dice cosa é giusto e cosa é sbagliato.
Un momento signori, fermiamoci per un secondo, qui tutto é sbagliato.
E’ sbagliato che l’informazione sia in mano ad un partito politico piuttosto che ad un altro. I giornali dei partiti non sono giornali e non fanno informazione ma solo propaganda e si definiscono opuscoli.
E’ sbagliato altresì che grossi gruppi imprenditoriali che hanno interessi diretti nella gestione dell’informazione siano a capo della stessa e la gestiscano.
E’ sbagliato che sui loro giornali impongano ai loro direttori di scrivere quello che vogliono e ci propinino le pubblicità delle loro stesse aziende.
Tutto questo é sbagliato.
Non esiste una testata in Italia che vive di ingressi propri. Tutti si basano sulle sovvenzioni governative a fondo perso e senza di queste sarebbero falliti da anni.
Nonostante gli enormi ingressi pubblicitari non riuscirebbero a coprire i costi eccessivi ed inutili che hanno.
La casta sotto forma di associazione negli anni ha creato non solo il campo fertile su cui far crescere l’informazione corrotta ma ha permesso che questa gestione creasse dei mostri sacri strapagati e totalmente incapaci, tagliando le gambe alle generazioni di nuovi e talentuosi giovani che avrebbero potuto salvare il sistema.
Invece di ridurre gli stipendi di direttori consenzienti e alzare quelli dei collaboratori, livellando la media retributiva e lasciando il giusto margine a tutti, hanno continuato a strapagare gli incapaci mentre hanno dirottato l’acquisizione di testi o immagini dai migliori in direzione dei più economici.

Tutto questo ha contribuito a creare giornali inutili, che si rimbalzano notizie uno con l’altro, che non verificano mai le fonti e che pubblicano balle.
Tutto sotto gli occhi di internet, che nel giro di 5 secondi può confermare o distruggere una notizia.
Ma in un Paese dove volutamente il 50% della popolazione viene tenuto lontano da internet e gli viene reso impossibile oltre che costosissimo accedervi, non vi é da meravigliarsi se l’informazione é ancora sotto controllo.
Il 77esimo posto in termini di libertà di stampa fa male.
Tradotto in termini giornalistici siamo nel terzo mondo dell’informazione.
Tradotto in termini pratici scrivere per un giornale ed un direttore che vengono pagati per uccidere i tuoi pezzi migliori, non importa per quale motivo imprenditoriale o politico, solo per mantenere il controllo, questo offende il mestiere e chiunque creda nella professione giornalistica in tutte le sue sfaccettature.
Fare giornalismo in Italia appoggiandosi ad una di queste testate o partiti politici ricorda il giornalismo di Cuba degli anni ’80 o quello della vecchia Unione Sovietica degli stessi decenni.
Siamo alla frutta? No, la frutta l’abbiamo già finita da tempo.
Se continuiamo ad alimentare questa situazione permettendo di foraggiare questa informazione corrotta potremo solo peggiorare la situazione.
In Italia non esiste libertà di parola e di stampa; ora proviamo insieme a dimostrare il contrario.
Se si decide di creare qualcosa di nuovo, bisogna ignorare il passato e tutto quello che il passato ha generato.

Sono un pazzo pieno di idee assurde, soprattutto in un Paese come l’Italia?
Probabilmente é vero.
Ma in passato ho collaborato spesso con editori italiani e stranieri, ed in nessun altro Paese ho trovato tanta incompetenza ed incapacità come in Italia, con una precisazione: l’incapacità non la trovavo tra i collaboratori esterni che cercavano di vendere servizi agli editori, in questo ambito ho trovato un’altissima qualità e professionalità.
L’incapacità di intendere e di volere l’editoria in maniera professionale l’ho trovata proprio tra gli addetti ai lavori, tra i direttori, i redattori capo, gli art directors messi a caso.
Non ho mai visto un’incapacità così radicata in ambito editoriale in nessun’altra parte del mondo.
Poi negli anni mi sono dato una spiegazione ed una motivazione valida. Ho capito che solo gli stolti e gli incapaci potevano accettare di far parte di una casta giornalistica corrotta e sottomessa al controllo di potenti imprenditori.
E’ vero, per circa un decennio sono stato iscritto nell’albo massonico dei giornalisti, te lo impone la legge quando dirigi un giornale su carta stampata in Italia.
Nulla di più inutile e mafioso.
Per decenni ho portato pezzi o immagini a riviste in ogni parte del mondo e guarda un po’, solo in Italia la gestione era premeditatamente evasiva.
Solo in Italia trovavo perfetti imbecilli ed incapaci cronici che facevano finta di farmi perdere del tempo giudicando qualcosa che non erano in grado di giudicare per quanto era più grande di loro.
Loro venivano e vengono pagati solo per gestire il controllo dell’informazione non di un giornale come pensiamo.
Nonostante gli stipendi importanti e quelli da fame dei collaboratori, alle loro spalle ci sono quelli che contano per davvero, quelli che per davvero gestiscono il giornale, loro sono solo dei prestanome messi su quella sedia, perché qualcuno ci va messo.
Ho visto le notizie sul congiuntivo di un politico italiano avere la meglio e più importanza del terremoto in Giappone.
Ho visto le notizie inventate da un giornale morto e sepolto tenuto in piedi solo con i soldi dei contribuenti prendere spazio nell’informazione italiana in maniera più importante persino rispetto al referendum sulle trivelle.

L’informazione italiana mi ha stancato, non so se voi provate la stessa cosa, io non ne posso più.
Così ho creato la prima vera e sola Newsroom italiana dove lascio convogliare le notizie, con i riferimenti di links e autori insieme alle fonti.
Poi, ho affiancato alla newsroom una testata italiana “open source”, che non chiede soldi e che può essere alimentata dai lettori stessi.
Anche economicamente oltre agli ingressi pubblicitari che servono ad alimentare insieme a Google AdSense le nostre casse, ho chiesto di sviluppare un sistema in cui ogni autore di immagini o testo possa incassare direttamente i propri ingressi in base al numero dei lettori e dei visitatori, così come anche in base alle condivisioni sui social networks e i likes.
Per questo sono stati programmati almeno 6 o forse 8 mesi di attesa prima che possa essere implementato ma di certo quella é la direzione presa.
Voglio provare a vedere se l’Italia ha voglia di informazione pulita e vera.
In caso contrario, prendendomene le mie responsabilità avrò sbagliato tutto.

Ma i sogni sono fatti per essere vissuti altrimenti vivremmo la vita di altri e non la nostra.
Infine, ma non meno importante, rubo un piccolo spazio per ringraziare tutti coloro che hanno scritto e che hanno alimentato questa voglia di portare a termine questo progetto immenso.
Alle spalle di chi vi scrive c’é il duro lavoro di molte persone che stanno provando a creare qualcosa di enormemente difficile per il mercato internazionale e quasi impossibile in Paesi come l’Italia.
Abbiamo scelto in questa fase di test di non alimentare i social networks come molti ci chiedevano di fare, ma la promessa é di percorrere anche questa strada d’ora in avanti.
Naturalmente per noi che comunichiamo in maniera digitale l’importanza dei socials é fondamentale, ma non serviva alimentare tutto questo se ancora non eravamo partiti.
Ringraziamo gli hackers che per 3 volte hanno bloccato il sito negli ultimi 6 mesi, ci hanno fatto capire dove possiamo essere vulnerabili. Ringraziamo le emails diffamatorie e soprattutto quelle intimidatorie che ci hanno fatto capire che il 77esimo posto in classifica come libertà di stampa é solo un punto di partenza verso anni di gran lunga peggiori per l’editoria italiana.
Ringraziamo infine chiunque abbia anche solo dato un’occhiata, anche di sfuggita al nostro progetto editoriale.
Nel tempo breve o lungo speriamo di non deludere nessuno, speriamo di continuare a soddisfare sia coloro che condividono il nostro modo di pensare così come coloro che lo disprezzano nella sua totalità.

a tutti, buon lavoro.

About The Author

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Skip to toolbar