Register
A password will be e-mailed to you.

Da quando l’interpretazione del cv di Giuseppe Conte é diventata particolarmente “personale” si é scatenata sul web la corsa ad aggiornare il proprio profilo.
Moltissimi utenti ieri sera si chiedevano cosa fare con quei corsi che si pagano online e ti danno un attestato di frequenza. Possono essere aggiunti o no al curriculum?
In che maniera una partecipazione ad una serie di corsi può essere certificata oppure no? Quanto abbiamo bisogno di referenze? E’ tutta una questione di esterofilia?
Non lo é affatto. Partecipare a corsi o anche solo semplici stages é importante ai fini personali, per una crescita professionale che può riguardare solo noi. Inserirli nel curriculum é rischioso, perché c’é sempre l’effetto verifica che porta a spiacevoli interpretazioni.
Un pò come la generazione LinkedIn che riempie il curriculum online con partecipazioni a corsi della ex Lynda (società acquisita da LinkedIn) che con 25 euro al mese permette di frequentare corsi di ogni tipo, rilasciando persino un attestato di partecipazione che possiamo stampare e incorniciare per i nostri possibili futuri clienti, sino a che i clienti sono dei privati nel nostro contesto di zona o nel nostro paesino, magari per fotografare un matrimonio o un battesimo.
Appena terminiamo un corso in automatico LinkedIn lo aggiunge al nostro curriculum.
Alla fine, se però andiamo a controllare e verificare, a parte sulla stessa piattaforma a cui paghiamo 25 euro al mese, dove possiamo verificare che abbiamo frequentato il corso?
E pensare che basta lasciare il play in automatico mentre ci addormentiamo alla sera e senza riscontro alcuno del nostro reale livello di apprendimento. Alla mattina il corso risulta frequentato e noi siamo stati promossi da LinkedIn. Non funziona proprio così.
Ciò nonostante migliaia di giovani si presentano a noi ogni giorno tra la redazione di Milano e quella di Londra e le loro referenze sono “non verificabili” proprio perché pubblicate su di una piattaforma come LinkedIn o anche altre similari.
Le referenze vanno verificate sul campo, non online.
Altrimenti, perdonate la franchezza, sono inesistenti per il reale mondo del lavoro.
Questo é il problema della referenze, la maggior parte servono solo a gonfiare ed allungare il nostro curriculum.
La maggior parte se non testate sul campo, sono inutili e per chi seleziona… solo una perdita di tempo, meglio avere un foglio bianco con referenze zero.
Attenzione, nessuno dice di non frequentare i corsi LinkedIn, io stesso li ho fatti e spesso ci ritorno, ma non possono essere una referenza reale, ma ipotetica: si presume che tu possa avere un’infarinatura di Business Management o di Photoshop, o di Illustrator e così via.
Dunque facciamo tutti i corsi del mondo ma facciamo attenzione a cosa mettiamo nel curriculum, perché l’interpretazione é molto soggettiva e deve essere verificabile soprattutto.
Un pò come la maggior parte di coloro che scrivono di sapere due o tre lingue, poi li incontri e ti accorgi che il loro livello di preparazione di inglese o francese o tedesco é al livello “18 anni rimorchio in riviera romagnola”, tradotto “the book is on the table” per loro é già tanto.
Mai tanti aggiornamenti di profili e curriculum come ieri sera in Italia dopo la notizia della non verificata partecipazione del possibile candidato al governo Giuseppe Conte.
Ma perché alla fine il Sig Conte ha fatto quello che fanno il 90% di coloro che pubblicano il proprio curriculum online. Nulla di male e non facciamo finta di scandalizzarci per questo.

About The Author

Related Posts

Leave a Reply

Skip to toolbar