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Inizio citando l’inviato delle Iene, Giulio Golia, che dopo aver testimoniato al processo di Dj Fabo, ha raccontato alla stampa come il Dj avesse un piano B, nel caso fosso fallito il piano del suicidio assistito.
La vita, la nostra vita ci appartiene, più di ogni altra cosa al mondo. Ne abbiamo il diritto assoluto e ne possediamo le combinazioni, talvolta vincenti e talvolta perdenti che ci permettono alla fine di fare i conti solo con noi stessi quando i giochi finiscono e la straordinaria giostra della vita si ferma.
La vita é il dono più bello di questa esistenza. Per questo la morte dovrebbe appartenerci tanto quanto la vita.
Se ci troviamo nella condizione irrevocabile in cui la nostra vita non é più viva, allora dobbiamo poter reclamare il nostro pieno diritto di riprenderci la vita stessa tra le nostre mani, scegliando di morire per farlo.
Nessuno potrebbe e dovrebbe avere il diritto di giudicare questa scelta, probabilmente nemmeno dio si é mai permesso un giudizio in proposito.
Perché alla fine la vita deve essere una celebrazione dello spirito e dell’anima, oltre che del corpo. Se tutto questo viene a mancare allora forse la morte può diventare la nostra migliore amica.
Chi sceglie la morte per la vita merita molto più rispetto di tutti coloro che si stanno adoperando a scrivere giudizi sul valore divino della vita stessa.
La vita é solo nostra, diteci di pagare le tasse, di seguire le regole, di rispettare il prossimo e magari anche di non desiderare la donna d’altri, ma non diteci anche quando e come morire.
Non ne avete il diritto.

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