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Perché alla fine qualcosa o meglio qualcuno doveva farlo capire a Zuckerberg che Facebook non é al di sopra delle parti.
Non può fare ciò che vuole con i nostri dati e pensare di presentarsi di fronte ad una commissione europea piuttosto che americana dove gli basta ammettere l’errore e non fare nulla per rimediare con effetto immediato.
Lo abbiamo precisato da oltre 4 mesi, da quando lo scandalo della condivisione non autorizzata di dati é esploso, il comportamento del gigante dei socials non é accettabile. Ancor meno la presa di posizione arrogante e irriverente che ne ha fatto seguito.
Ovvio che gli utenti si siano tirati un passo indietro, ovvio che se la commissione per il controllo del web non é intervenuta l’effetto imbroglio é arrivato agli azionisti per mano proprio delle loro stesse azioni. Come un nodo di quelli grossi, prima o poi, come si suol dire, arriva al pettine.
Così nonostante nessuno sia intervenuto, Wall Street gli ultimi due giorni della scorsa settimana ha registrato il segno più negativo di sempre per le azioni Facebook, bruciando milioni e milioni di valore in poche ore.
Si parla di 119 bilioni di dollari vaporizzati e nessuno può garantire che questa settimana non si prosegua con il disastro, per saperlo con certezza bisogna attendere l’apertura di Wall Street.
Adesso forse si avrà l’attenzione rispettosa di Zuckerberg, adesso che anche la borsa americana ha fatto capire che gli azionisti non vanno presi in giro, perché un conto é gestire un social network, un altro invece gestire una società quotata in borsa, avere la presunzione di saper fare entrambe le cose é un comportamento arrogante.

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