Non chiedete mai ad un campione di accontentarsi. Altrimenti lo sport sarebbe soprattutto pianificazione e programmazione ancora prima che istinto e passione. Questo non deve accadere.
Così, quando pensiamo di passare la domenica pomeriggio a gustarci le gesta dei centauri della Moto GP, ci rendiamo conto di quanto lo sport possa essre straordinariamente meraviglioso quando non é programmato.
Alla faccia del team manager, degli sponsors, dei punti da mettere da parte e delle programmazioni ai computers.
Lo sport é passione prima di tutto, adrenalina pura, punto e basta, il resto viene dopo, molto dopo. Questa é la caratteristica del campione, se deve scegliere, preferisce pensare a vincere che a programmare, perché questo é il suo istinto.
Ieri Valentino Rossi é caduto alle ultime curve dopo una sfida pazzesca con l’altro pilota ufficiale Yamaha, quel Viñales che ha vinto alla grande anche a Le Mans.
Ma la scena più bella, e questa non é retorica, l’abbiamo vissuta in diretta. Un Valentino che in barba ai suoi anni ha lottato come un ragazzino alle prime gare, con una grinta ed un talento che ormai persino gli dei gli riconoscono.
Una curva troppo in piega, la moto che parte e lui che si ritrova a terra. Perde la gara, perde i punti per il mondiale, si appoggia sulla sua moto in preda alla disperazione, abbassa la testa neanche avesse perso il mondiale.
Oggi in molti titolano che avrebbe dovuto accontentarsi, tutti tecnici esperti di gare di Moto GP.
Noi invece ieri abbiamo visto il campione, l’adrenalina che ancora usciva da sotto il suo casco quando si é appoggiato alla sua moto, la forza e l’istinto che gridavano ancora al vento, perché così fanno i campioni veri. Non abbiamo notato la caduta, abbiamo notato che Valentino ci ha provato fino alla fine, perché poi qeusto é quello che conta.
Ai calcolatori, per questa volta non diamogli retta, per il bene dello sport e della sana competizione.

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