Otto Bell stava surfando sul web al lavoro quando vide le fotografie che lo avrebbero convinto a investire tutti i risparmi di una vita nel suo primo film.
Una giovane ragazzina Mongola dalle guance arrossate sarebbe diventata la protagonista del suo progetto, perché proprio quella ragazzina lo aveva stregato.


Le immagini che cambiarono la sua vita sembravano una scena di un altro mondo se paragonata alla sua vita d’ufficio di New York.
Gli scatti erano stati effettuati sulle montagne Altai, uno dei luoghi più remoti e meno popolati al mondo e Otto non aveva la finanze necessarie e sino a quel punto aveva realizzato solo dei cortometraggi.
Ma era talmente determinato che nel giro di pochissimo tempo aveva rintracciato il fotografo israeliano Asher Svidensky che aveva scattato quelle immagini straordinarie, aveva convinto un cameramen americano a seguirli e prese il primo volo per la Mongolia alla ricerca della ragazzina.
Il risultato é un film straordinario, un documentario che sembra una vera e propria fiaba che racconta le gesta di una ragazzina di 13 anni che caccia e addestra aquile.
Nella comunità nomade da cui la ragazzina proviene, la tradizione di catturare giovani aquile dorate da utilizzare poi a cacciare volpi e conigli viene passata di padre in figlio. Ed il fatto che Aisholpan non é un maschio crea solo altri problemi da affrontare oltre a dover superare il dissapore e la mancanza di fiducia dei più anziani della comunità convinti che una donna non possa fare questo lavoro.
Il film sul rito di passaggio ed il sogno di una ragazzina di essere la prima ragazza a entrare nella competizione delle Golden Eagle, viene narrata nel film.
In questi giorni il film ha raggiunto e superato il milione di dollari di incassi negli stati Uniti.

 

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