La nota marca di abiti di abbigliamento ha sfidato il conformismo dei mezzi di informazione alimentando una campagna pubblicitaria in stile Helmut Newton degli anni 90, per quanto non si avvicini nemmeno alle immagini del grande maestro della fotografia.
Ma la provocazione é stata programmata e alla fine ha sortito il suo effetto. Perché noi stessi ne parliamo in queste righe, perché le agenzie di stampa di tutto il mondo ne hanno battuto la notizia proprio ieri sera.
Dunque alla fine la programmata pubblicità provocatoria ha sortito i suoi effetti, anche se adesso in molti chiedono la rimozione delle immagini pubblicitarie, soprattutto in Francia dove sono stati definite umilianti e degradanti per le donne.
La moda si spinge da sempre al limite del buon gusto e spesso lo supera persino, ma questo non significa che un messaggio pubblicitario non possa scatenare un’interpretazione sogettiva.
Quello che per me é degradante per molti altri non lo é e viceversa.
La campagna si é spinta oltre? Non lo so con esattezza, di certo sono immagini diverse dalle altre che vediamo ogni giorno nel noioso emisfero moda degli ultimi 20 anni, guarda caso da che Avedon e Newton se ne sono andati.
Dunque finalmente qualcosa da ricordare potremmo dire, e alla fine una pubblicità viene creata per mandare un messaggio e fare in modo che noi che passeggiamo o guidiamo per la città lo vediamo in una frazione di secondo e non ce ne scordiamo facilmente.
Nella nullità delle pubblicità di oggi, questo é un successo. Dunque un segnale positivo da parte di Saint Laurent per il mercato piatto della comunicazione.
E alla fine, se le stesse redattrici moda che condannano oggi queste immagini sono le medesime che hanno creato storie da copertina sui seni di Emma Watson che si vedevano in parte la scorsa settimana in uno scatto di moda, allora lasciatemelo dire: grazie al cielo la moda non fa riferimento a loro, grazie al cielo l’immagine e la comunicazione per quanto anche nelle  loro mani, sono tutt’altra cosa.

 

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