Un giovane giocatore di baseball che colpisce la palla e corre verso un home run, cioè un giro completo su di un campo da baseball, passando dalle varie basi sino a tornare a quella di partenza.
Prima di raggiungere quella finale il ragazzo si ferma e, ormai certo di farcela, esprime la sua gioia incontenibile in un ballo da far invidia a molti partecipanti di Dancing with the Stars.
Questo é quello che io ci vedo in questo video.
Poi leggendo vengo a sapere che Billy gioca in un torneo che si chiama “Yes” al quale possono iscriversi tutte le persone che hanno necessità particolari.
Poi leggo ancora e vengo a sapere che Billy ha la sindrome di down.
Ma alla fine quello che mi ricordo é la danza finale con un passo tratto dal famoso “Backpack kid”.
Non ho notato che Billy necessita di attenzioni particolari, tanto meno che fosse affetto dalla sindrome di Down. Ho notato la danza, punto e basta.
Questo non lo vedo per strada e nella vita di tutti i giorni. Questo non lo trovo nella maggior parte delle persone che incontro ogni giorno, siano esse in aeroporto, a scuola, in redazione o in giro per la città.
Si chiama cultura delle diversità.
Possiamo avere tutte le fortune di questo mondo, non avere alcun problema fisico, ma abbiamo il dovere morale di insegnare ai nostri figli che esistono bambini e/o adulti che non godono di questo privilegio, perché questo li aiuta a crescere nella consapevolezza che nulla in questa vita può mai essere dato per scontato.
Ci sono bambini che soffrono di moltissime malattie, bambini che convivono tutti i giorni con gli effetti della chemio.
Ci sono bambini che hanno la sindrome di Down come di molte altre patologie.
Ma alla fine sono bambini proprio come i nostri stessi figli. Sono persone proprio come noi.
La cultura della diversità appiattisce questa distanza che solo la nostra stupida mente é in grado di marcare.
Crescere i propri figli portandoli a contatto di persone con patologie o situazioni di vita differenti dalla nostra permette loro di imparare che le diversità esistono purtroppo, ma non creano alcuna differenza.
Siamo noi a marcare quei confini, siamo noi, pieni di paranoie mentali a trasmettere talvolta ai nostri figli la diversità che solo la nostra mente stupida é in grado di evidenziare.
Non voglio più vedere mamme che allontanano i propri figli da un bambino down che si era seduto da parte allo stadio; così come mamme che allontanano le proprie bimbe da un’altra bimba che indossa una bandana perché senza i capelli che la chemio le sta portando via.
Evidenziare delle diversità, significa identificarsi come dei diversi.
Lasciatevelo dire, siamo noi i diversi se ci comportiamo in questo modo.
La cultura delle diversità, per mio conto dovrebbero insegnarla a scuola, sin dall’asilo.
Vorrei vedere bambini down interagire molto più spesso con i nostri figli integrandoli in un sistema scolastico che dovrebbe unire e non dividere.
Vorrei far sedere mia figlia in un aula un giorno e sentir parlare un’altra bimba costretta a fare chemioterapia; che possa raccontare della sua malattia e di quanto questa maledetta chemio é fastidiosa.

Ora provate a dirmi che vedere Billy ballare non vi ha rubato almeno un sorriso…

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