Sta diventando banale e noioso per quanto il livello di pericolosità sia dei più elevati. Kim Jong-un ha lanciato un altro missile a lungo raggio che dopo 700 km si é infilato negli abissi marini in prossimità del mar del Giappone.
Violate nuovamente le risoluzioni Onu, raccontano in molti questa mattina.
Ma davvero qualcuno crede che al dittatore nord-coreano interessi qualcosa dell’Onu? Probabilmente gli devono ancora spiegare a cosa serve e cosa fa l’Onu.
A dire il vero anche a molti di noi dovrebbero spiegarlo meglio.
Ma la situazione come sempre rimane pericolosa, con un pazzo esaltato che sta opprimendo un popolo intero, come da copione che debba fare un dittatore, e dall’altra parte un mondo intero che continua a rilanciarsi la patata bollente.
La Nord Corea non ha il petrolio che a suo tempo aveva il Kuwait e nemmeno quello di Saddam, dunque non vi sarebbe un ritorno economico interessante da giustificare una guerra che per quanto veloce porterebbe a importanti perdite di vite umane.
Sino a che i suoi missili finiranno in mare, nessuno deciderà mai di attaccare la Corea del Nord. Questa é l’impressione che ne abbiamo.
Dal momento che uno solo di quei missili colpirà la terraferma in un qualsiasi altro Paese che non é la Corea del Nord, allora sarà come aver firmato il visto di guerra.
Difficile individuare il punto di non ritorno. Per tutti noi é già stato superato da tempo. Non si capisce perché si debba temporeggiare e trattare. Spesso ci raccontano che con i terroristi ed i dittatori i governi non trattano. Poi accogliamo Gheddafi a Roma come un re e ci raccontano di Trump che é pronto ad inserire un punto di dialogo con Kim Jong-un. Da fuori ci si capisce poco. La speranza é solo che non si accorgano di aver superato il punto di non ritorno troppo tardi e che poi ci si metta a recriminare sul perché si é atteso tanto.

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