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Le candidature sono passate comunque ma senza il voto delle minoranze e questa presa di posizione potrebbe provocare ulteriori spaccature prima del voto di marzo.
Alcune componenti hanno accettato ma non senza esitazione nella lunghissima notte del Nazareno,
Tra le candidature ben note ci sono quelle di Maria Elena Boschi che corre nel collegio uninominale di Bolzano alla Camera, Beatrice Lorenzin sarà candidata invece alla camera nel collegio di Modena.
Matteo Renzi sarà candidato nel collegio uninominale di Firenze al Senato. Pier Ferdinando Casini sarà candidato per il collegio uninominale di Bologna per il Senato.
Lucia Annibali, per l’uninominale a Parma. Graziano Delrio a Reggio Emilia, Emma Bonino a Roma per il Senato, Paolo Gentiloni al collegio Roma 1 per la Camera.
Renzi é poi salito sul palco alla fine per testimoniare il suo disappunto e il suo rammarico per i NO ricevuti, soprattutto quelli da persone che sino a pochi mesi fa insieme a lui hanno fatto un bel pezzo di strada insieme nel vecchio Governo.
La spaccatura all’interno del PD era inevitabile e lo si sapeva da tempo.
Manca troppo poco alle elezioni e piuttosto che ripartire da zero, ci si trova costretti a nominare persone e personaggi già ben noti, non molto graditi ad una buona fetta di italiani, che ripresenteranno le medesime proposte, con le stesse facce che hanno fallito proprio nell’ultimo Governo.
Se non vi era tempo di cambiare magari era meglio provare a fare un passo indietro e cominciare una ricostruzione che non avrebbe certo vinto le elezioni di marzo, ma probabilmente si sarebbe ben posizionata per una programmazione futura di Governo.
E’ altresì vero che gli interessi legati al PD sono talmente tanti in questo Paese tra istituti bancari, televisione pubblica e imprenditori che gestiscono l’informazione che nessuno di loro avrebbe mai permesso un passo indietro.

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