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Mai come in questa edizione dei Mondiali di calcio in Russia si può dire che vincerà la nazionale più squadra di tutte.
Alla fine i singoli hanno fallito, il talento viene sostituito sempre più spesso dalla corsa e dalla grinta, caratteristiche che il risultato lo portano sempre a casa.
Se ne sono tornate a casa la Germania, l’Argentina, il Portogallo e la Spagna. Niente male potremmo dire come flop.
Ma alla fine un flop non c’é stato, perché tutte queste eliminazioni sono il risulato di un gioco isolato di singoli giocatori considerati di livello superiore ai quali si chiede di caricarsi l’intera squadra sulle spalle.
Il mondiale invece insegna che una squadra gioca in 11, che tutti devono correre, sacrificarsi e non pensare al risultato personale ma solo a quello del’intera squadra.
Ecco perché siamo pronti a scommettere che vincerà proprio chi avrà dimostrato la migliore compattezza tra i vari reparti, dando qualità e continuità.
Perdendo per strada l’estro di qualche genio del calcio con i piedi d’oro, che in un contesto però di “siamo tutti uguali” non ci sa stare.
L’uomo attorno al quale costruire una squadra e un gioco dedicato su misura non esistono più. Ormai il calcio moderno prevede l’esatto opposto, nessuno é inferiore a nessuno e viceversa perché in campo devono scendere quelli che corrono di più.

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