La Cassazione ha condannato in via definitiva Emilio Fede con 4 anni e 7 mesi di reclusione per favoreggiamento e tentativo di induzione della prostituzione.
E’ stata condannata anche Nicole Minetti, ma di lei é inutile perdere tempo a parlarne in quanto solo una pedina minuscola su di uno scacchiere ben più grande.
Se oggi, 12 aprile 2019 ricercate sulla pagina dell’ordine dei giornalisti il nome di Emilio Fede vi compare ancora l’ex direttore del TG4.
Questo dimostra quanto inaffidabile ed inattendibile l’ordine dei giornalisti sia diventato.
Potremmo fare una lunga lista di nomi da “cancellare con effetto immediato”, invece, per qualche oscuro motivo quei nomi rimangono nell’ordine indisturbati, quasi a vantare un credito verso l’informazione italiana, quasi ad offendere in maniera arrogante gli italiani che per anni si sono cibati della loro informazione.
Un’informazione che i giovani conoscono bene, falsata, corrotta e sporca di sangue cui nessuno vuole avere a che fare.
Se per diventare giornalista in Italia bisogna pensare di far parte dello stesso ordine, meglio cambiare mestiere o vantare quell’indipendenza dell’informazione verso cui tutto il mondo si sta orientando, Italia esclusa.
Che l’ordine permetta ancora a personaggi come Fede e molti altri di restare iscritti é vergognoso ed inaccettabile.
L’ex direttore del TG4 ha fatto anni a disinformare, a depistare a violentare psicologicamente la mente di milioni di italiani, per gran parte di una certa età, per ottenere e mantenere il suo posto di lavoro e la sua posizione da servo e schiavo di un sistema che vantava appoggi politici e mediatici di ogni genere. 

Così é stato, l’Italia é stata mentalmente stuprata per poi ritrovarsi i nomi di questi stupratori mediatici nell’elenco di personaggi del giornalismo che con tutta onestà vantano il giusto rispetto e non meritano di essere associati in nessun modo al nome di Fede. 

Perché se oggi Emilio Fede lo si ritrova ancora nell’elenco dei giornalisti, qualcosa di marcio nel sistema é rimasto.

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