A Vasto, i funerali del giovane Italo. E’ vero, ha fatto una grossa cavolata a passare con il rosso, ma non é scappato, non era sotto effetto di droghe o alcol, ha fatto una cavolata che molti potremmo fare oggi stesso, per distrazione, per stanchezza. Nessuno prende le difese di nessuno, ma non propinateci per cortesia le frasi alla ricerca della pietà suggerite dagli avvocati. Nessuno ne ha realmente bisogno.
Fabio di Lello non voleva ucciderlo, fanno sapere tramite ovviamente l’avvocato che se convince il suo cliente a pentirsi o sembrare tale gli potrebbe far ottenere uno sconto di pena.
Siamo di fronte ad una tragedia nella tragedia. Di Lello ha perso il controllo e soprattutto il contatto con la realtà. Se non avesse voluto ucciderlo non avrebbe usato una pistola ma un paio di pugni ben messi, punto e basta.
Finiamola con la propaganda mediatica che ne deve per forza trarre una lezione di vita.
Quì di lezioni ce ne sono ben poche, esiste solo una premeditazione spinta e suggerita da un odio cieco per la perdita di una persona molto cara.
Se proprio, come ogni volta dobbiamo analizzare la situazione, pensiamo solo che nessuno merita di morire in questo modo. Italo, che alla fine purtroppo ha solo sbagliato un semaforo rosso, Roberta che si trovava lì, fatalità maledetta, proprio in quel momento, proprio in quell’istante, e alla fine Fabio, che in realtà probabilmente é morto insieme a loro.

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