Erika Pioletti, 38 anni era andata solo a fare compagnia al suo ragazzo in Piazza San Carlo a Torino, la sera della finale di Champions. Probabilmente lei avrebbe preferito un altro tipo di sabato sera, ma l’amore a volte ci fa fare anche questo, ci spinge a cambiare per vedere sorridere le persone che amiamo.
Erika quella sera non é mai più tornata da quella maledetta piazza.
Il calcio, la Juventus, i tifosi, gli ignoranti, gli ubriachi e gli esaltati e drogati di quella piazza, hanno perso tutti.
Perché questo non é calcio e soprattutto non si avvicina nemmeno lontanamente all’idea di sport.
Morire per assistere ad una partita di calcio.
Il sindaco di Torino, Chiara Appendino ha dichiarato il lutto cittadino con il solito comunicato stampa che vi risparmiamo e potete leggere su qualsiasi quotidiano.
Quello che continuiamo a chiderci é: perché se parcheggiamo in doppia fila arriva un vigile dopo 3 minuti a multarci…? perché se facciamo una cazzata le telecamere di sicurezza ci braccano e siamo rintracciabili…?
Mentre per una serata da 30 mila persone previste, non si hanno telecamere di sorveglianza, non si hanno responsabili e non si sa dove muoversi, perché la realtà é che nessuno sa cosa e come sia successo e sono passate oltre due settimane.
Il rispetto verso le persone ferite e verso Erika sarebbe di restare in silenzio e trovare i colpevoli.
E magari la prossima volta prepararsi ad eventi di questo genere.
Altrimenti per cortesia, lasciamo che in piazza ci vadano gli esaltati, i tossici e gli alcolizzati, perché per noi quello non é sport e tanto meno calcio.
Se volete davvero tenere lontano i bambini e le famiglie dallo sport e dal calcio, questa é la strada giusta.
Di questo passo vedremo solo curve piene di ubriachi e ai nostri figli racconteremo che il calcio é solo una questione per ignoranti.
Siamo sicuri che non é così, che anche il calcio e lo sport meritano il dovuto rispetto, ma se non cambiamo le cose faremo fatica ad accettare queste conseguenze un’altra volta.

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