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Il manager più famoso d’Italia. Colui che ha saputo rimettere in piedi le sorti della Fiat e del mercato automobilistico italiano.
Il manager riservato, che non amava molto i riflettori, o meglio dire non se ne interessava affatto.
Lui pensava alla sostanza, al lavoro, a spostare sempre quel limite nel migliorarsi che ha condizionato milioni di clienti, di investitori, di collaboratori e di colleghi.
Serio, severo al punto giusto come lo era anche con se stesso. Pretendeva sempre il meglio perché solo in questo modo nel mondo del lavoro si ottiene il massimo e si possono sempre programmare strategie vincenti.
Non era il manager da copertina di rivista di gossip, Marchionne é sempre stato il manager vero, quello che viveva per il lavoro, quasi a intendere l’aspetto lavorativo non solo una parte della propria vita bensì il completamento della vita stessa.
Se ne va un pezzo di storia imprenditoriale italiana che il mondo intero con il tempo ha saputo riconoscere a pieno merito.
Una capacità manageriale innata, forse come quando si dice che una persona é nata per fare un particolare mestiere, ebbene Marchionne era nato per fare il manager.
Ha saputo vivere e convivere con la politica in ogni Paese in cui ha sviluppato la sua azienda, senza mai scontrarsi, trovando sempre un punto di dialogo, non importa dove, non importa con chi.
La notizia del malore ha colto tutti di sorpresa, il peggioramento delle sue condizioni, per quando dovesse essere sottoposto solo ad una banale operazione, ha spiazzato tutti quanti.
Ma il riconoscimento a livello mondiale che sta riempiendo le pagine web partendo dalla notizia proveniente da una camera di quella clinica di Zurigo, questo non ha paragoni.

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