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L’Espresso probabilmente chiuderà il sito internet, nell’era in cui si chiudono le edizioni su carta stampata e si aprono i siti loro vanno in contromano.
Ma non é tutto, ci saranno pesanti tagli agli stipendi e sicuramente diverse posizioni saranno cancellate.
Peccato che solo ieri Marco De Benedetti ha risposto a Di Maio dicendo di non preoccuparsi dei conti del gruppo Gedi che tutto andava bene…
A dire il vero così non pare. Tagliare del 30% gli stipendi significa forzare le persone che lavorano per te a sacrifici che spesso sono persino insufficienti.
Ridursi del 30% i soldi che in famiglia servono a pagare la scuola dei figli, il mutuo, le rate della macchina, questo é scorretto e sbagliato, soprattutto con le entrate enormi che ancora oggi l’Espresso registra.
Arrivare al punto di chiudere il sito web che potrebbe trainare l’intera testata con accessi da capogiro é una scelta a dir poco strana.
I contratti di solidarietà fanno la fine di quelli de L’Unità e Novella 2000 che alla fine quelli che ci rimettono non sono gli editori ma i giornalisti. Questo é meschino.
In un’epoca in cui solo il web basterebbe a dar loro uno stipendio almeno doppio, non ridotto, siamo vicini al ridicolo.
Solo gli accessi che potrebbe garantire l’Espresso sul sito aprirebbero a guadagni importanti. I giornalisti potrebbero pubblicare i loro articoli ed i guadagni della pubblicità andrebbero all’editore mentre quelli di google news sulle singole pagine ai giornalisti stessi. Se poi potessero lavorare in smart working da casa riducendo enormemente i costi, allora arriverebbero a stipendi interessanti, non da fame e non ridotti del 30%.
Dunque no, signor De Benedetti, per quanto non esattamente come voi, ci opponiamo alla politica editoriale d’assalto, l’informazione in Italia merita di meglio a cominciare da chi gestisce un giornale, che non deve per forza essere un giornalista ma soprattutto un manager e magari la prossima volta capace di fare il proprio mestiere e non legato a successioni di famiglia.
Il giornalismo non merita le politiche da affaristi, quelle lasciamoli ai cinesi che si comprano le pizzerie in Italia.

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