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Al di là di esaminare cosa e perché li abbia spinti tanto avanti nelle grotte thailandesi in cui sono bloccati da 14 giorni, adesso é il momento di concentrare ogni sforzo sul recupero in tempi stretti dei ragazzini intrappolati con il loro allenatore.
Per tutto il resto ci sarà tempo in abbondanza, mentre il tempo che manca ora é quello relativo all’ossigeno che sta per terminare.
I sommozzatori stanno portando scorte di ossigeno ai ragazzi attraverso le bombole, ma non si può andare avanti per molto soprattutto sapendo che entro domenica, prima delle nuove forti piogge, dovranno essere estratti.
Non c’é più tempo, ormai vanno portati in salvo. Ormai la fase drammatica é entrata nel vivo con le valutazioni dei rischi e delle conseguenze di un recupero forzato immediato, ma a quanto pare non ci sono alternative.
Perché se oggi o al massimo domani non fossero portati in salvo, allora diventa impossibile programmare cosa potrebbe accadere nei giorni in cui le forti piogge previste innalzeranno ulteriormente il livello delle acque all’interno delle grotte.
Tutto questo contro il parere del governatore che ha confermato che non vi saranno operazioni di evacuazione in questi due giorni.
I ragazzini hanno cominciato le prime lezioni di immersione e a breve potrebbero fare i primi test, ma é troppo presto per parlare di portarli fuori, continuano a ripetere le autorità.
Ecco dove interviene la logica ed il buon senso. Se sino ad oggi non si sono potute valutare alternative, come si può pensare di gestire le conseguenze di giorni di forte precipitazioni?
Tutto é prevedibile… non proprio, esiste un limite oltre il quale la natura diventa incontrollabile e questo é il limite dove ogni volta che l’uomo ha provato a spingersi ci ha rimesso la vita.

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