Lo riporta RSF nel suo ultimo report dove tiene a precisare inoltre che soprattutto nel Sud Italia molti giornalisti vengono ancora oggi intimiditi dalla mafia.
Dunque l’Italia balza orgogliosamente al 52esimo posto nella speciale classifica della libertà di stampa.
Ma per una volta facciamo chiarezza, indipendentemente da Grillo.
Perché volendo capire la situazione, Grillo ha riportato i nomi dei giornalisti, che avevano firmato i loro articoli che nel mondo vengono definiti come Fake News, costruiti solo per diffamare e ostruire qualsiasi cosa possa riguardare Grillo ed il movimento da lui formato.
Non ha pubblicato nomi di nascosto o nomi segreti. Ha solo riportato i nomi di coloro che firmavano le loro fake news.
In Italia essere giornalista significa essere iscritti ad un’associazione mafiosa e politicamente corrotta che gestisce esami e tesserini allo stesso modo in cui si distribuiscono le figurine panini.
All’interno di questa associazione ci sono personaggi come Luciano Moggi per intenderci e non é nemmeno il peggiore.
I posti di lavoro a livello editoriale vengono gestiti dall’alto e l’albo di categoria sta zitto e si adegua.
I direttori per anni sono stati gestiti per meriti politici e non professionali.
Per essere ancora più precisi, in Italia l’editoria é al collasso, attaccata ad un respiratore che si chiama finanziamento governativo che ruba i soldi con la forza ai cittadini per offrire un servizio corrotto e manipolato perché, sappiamo tutti bene che, solo controllando l’informazione si controlla un Paese.
Pensate a Berlusconi, si é comprato i giornali, ha creato dei canali televisivi e con questi é arrivato alla posizione più alta di Governo. Tutto programmato. Non sarebbe potuto esistere e non esiste tuttora un giornalista autorizzato a parlare male di lui su anche solo uno dei suoi canali mediatici.
Quello che mi preme indicare gentili amici di RSF é che se la nostra lotta alle fake news deve poggiare sulle fondamenta di queste fake tables allora stiamo partendo con il piede sbagliato.
In tutto il mondo accade, lo so bene. I giornalisti scrivono e la libertà di stampa va a farsi fottere dal momento stesso in cui un presunto capo-redattore comincia con i suoi tagli che poi vengono approvati dal direttore sino a che l’articolo diventa in linea con l’idea politica, attenzione non editoriale, del giornale stesso.
Per intendersi si possono approvare o no i suoi modi, ma proprio tanto lontano Trump non ci é andato con la sua opinione sui mezzi di informazione.
Stessa cosa esaltata a livello esponenziale accade in Italia. Nessuno pubblica se non autorizzato da un direttore e se solo provi a scrivere qualcosa non “politically correct” con l’azienda e la famiglia che possiede il pacchetto di maggioranza della casa editrice, sei fuori dai giochi, il tuo articolo non sarà mai pubblicato.
L’editoria italiana é morta, i giornalisti costretti a scrivere anche quello che non vorrebbero, ma il mutuo in banca lo devono pagare anche loro.
Dunque prima di valutare il fatto che Grillo ha pubblicato i nomi di coloro che hanno inventato delle fake news, voi lo avete inteso, e spero in buona fede, come l’esatto contrario.
Nessuna intimidazione.
Il punto é che la libertà di stampa in Italia non esiste perché la stampa italiana é in reparto rianimazione e in codice rosso da circa 10 anni.
Il contesto é cambiato. Ormai le fake news si verificano entro pochi minuti con il web, difficile da capirlo per direttori abituati a pensare ancora alla carta stampata e giornalisti più incapaci dell’ultimo dei blogger.
La differenza? Proprio quello su cui voi basate le vostre valutazioni, ovvero attraverso giornalisti che scrivono quello che viene detto loro di scrivere.
Alla fine la notizia che Grillo ha minato la libertà di stampa é una fake news abissale.
La prima mossa per riconoscere la libertà di stampa é di saper riconoscerne il contesto nel suo complesso, non attraverso fonti corrotte che lavorano per le tre famiglie principali di editori italiani che guarda caso hanno interessi politici e finanziari enormi in questo Paese.
La libertà di stampa é la possibilità di raccontare il vero senza filtri e senza manipolazioni, non conosco nessuno dei giornalisti che lavorano in questi gruppi editoriali, in grado di farlo.
A Palermo non passa un articolo perché un boss mafioso ha promesso di spaccare le gambe al giornalista se si permette di pubblicare una notizia?
Non lo vedo diverso dal giornalista di Milano il cui articolo viene cestinato solo perché politicamente contro, per quanto immensamente vero, al padrone del giornale. Succede tutti i giorni.
Se raccontate che Grillo ha minato la libertà di stampa in Italia, domani ci racconterete che gli ebrei hanno costretto Hitler a fare i forni crematori…
Attenzione a distorcere la realtà, diventa pericoloso per l’informazione.
Il contesto é fondamentale quanto lo é la fonte.
Va verificato e compreso, altrimenti è solo un altro fake.

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